Immagine di copertina: Elon Musk. Fonte: Shutterstock
Spicca il volo la Roadster di Elon Musk. Un volo capace di catapultarla non solo nuovamente sui social della Casa Bianca, con Donald Trump pronto a intestarsi il successo di un simile prodigio hi-tech, ma anche su quelli, come si vedrà a breve, dei politici nostrani.
Parallelamente crollano però le azioni in Borsa di Tesla. Insomma, se l’auto volante doveva servire anzitutto a tranquillizzare gli investitori, certificando che la parola “impossibile” non esiste nel dizionario dell’imprenditore visionario ma pure incline alle smargiassate (c’è persino un sito che tiene conto delle promesse fatte e mai mantenute), al momento l’obiettivo non sembra esser stato centrato.
E gli azionisti sono rimasti guardinghi.
Volare vola, ma quando atterrerà la Tesla Roadster?
Colpa del fatto che della Tesla Roadster si parla ormai da quasi 10 anni. La prima presentazione avvenne il 16 novembre 2017 e in quell’occasione Elon Musk annunciò che sarebbe stata commercializzata entro il 2020.
Nove anni dopo altra presentazione e nuova data di avvio della produzione: se ne riparla nel 2028.
Passata la sbornia di emozioni per aver visto, in uno spettacolo di luci e suoni, un’auto compiere un mezzo giro della morte, planare sull’asfalto e sorvolare l’intera scuderia Tesla (che per la verità non si compone di un gran numero di modelli) gli investitori si chiedono anzitutto se sia normale dover aspettare ancora fino al 2028 e, in secondo luogo, se la Roadster avrà mai un mercato.
Perché l’hypercar elettrica, se davvero arriverà nelle concessionarie capace di volare e di raggiungere la velocità massima di 0,5 Mach, pari a circa 615 km/h, dovrà necessariamente fare la gincana tra numerosi problemi burocratici e ostacoli normativi.
È in dubbio il fatto stesso che possa ottenere l’omologazione e la possibilità di circolare su strada. Problema ben noto a Tesla, che non ha potuto portare in Europa un altro giocattolone a quattroruote caparbiamente voluto da Musk, ovvero il futuristico Cybertruck, perché gli spigoli vivi della carrozzeria e la ridotta visibilità posteriore non sono compatibili con le norme comunitarie in fatto di sicurezza di ciclisti e pedoni.
E con ogni probabilità proprio lo spettro del flop commerciale del Cybertruck aleggia in Borsa, preoccupando gli investitori e zavorrando il titolo di Tesla. Nel terzo trimestre la Casa texana di auto elettriche avrebbe registrato appena 7.500 consegne di questo pick up che pare uscito dai film di Robocop, numero a dir poco esiguo che, proiettato sull’anno, fa sì che sia appena al 13% del percorso che s’è data la Casa texana: piazzare 250.000 unità ogni 12 mesi.
Raggiungere quell’obiettivo partendo da questi numeri parrebbe una missione impossibile persino per Musk.
Quale messaggio veicola Musk con la Tesla volante?
Se la Tesla Roadster non è un’auto studiata per risollevare le vendite del costruttore di automobili (non è stato divulgato il prezzo, ma non costerà certo poco, quindi non ne venderà moltissime) e ci sono persino seri dubbi che possa ottenere la targa, è chiaro che è stata mostrata per veicolare anzitutto un messaggio.
Quale?
Difficile capirlo. Anche perché un’auto che, informa la testata italiana di settore Quattroruote, “sfrutta una serie di micro-razzi a gas freddo”, gli stessi che montano i veicoli spaziali di SpaceX (altra azienda nel portafogli dell’uomo più ricco del mondo), “in grado di regolare posizione e potenza dei getti in una frazione di secondo, per mantenere stabile il veicolo in volo” non è esattamente quel manifesto ecologista che voleva essere Tesla.
Sulla Roadster sale entusiasta la politica
Benché a parlare sia Tesla, che produrrà la Roadster, il messaggio veicolato porta la firma di Elon Musk, desideroso di dimostrare al mondo di essersi appena tolto l’ennesima, puerile soddisfazione e che non ci sono vincoli né alla sua fantasia né al proprio portafogli, dato che l’auto sarà costata molto in ricerca e sviluppo e per i motivi appena esposti si rivela invece assai incerta sul fronte del ritorno economico.
Quel che è certo è che la Roadster pare aver nuovamente riacceso la scintilla tra Donald Trump e l’imprenditore sudafricano, con la Tesla vista sfrecciare (anzi, planare) in diversi post del presidente americano, impegnato nel dimostrare nel pieno della propria campagna elettorale per le elezioni di mid term che sotto la sua guida gli Stati Uniti hanno distanziato la Cina nella corsa hi-tech che sta impegnando le due superpotenze.
E in Italia?
Anche al di qua dell’Oceano atlantico la Roadster volante ha infiammato la fantasia dei politici delle nostre latitudini. Il profilo della Lega si è rivelato il più attivo in tal senso, prima dando semplicemente la notizia (“cosa droppano gli Usa in un normale giorno di ottobre”, notare lo slang giovanile usato), quindi sfruttandola per le proprie campagne ‘anti-Ue’ con un fotomontaggio della famigerata bottiglia di plastica col tappo attaccato che vola.
La confusione leghista sul punto è tanta, dal momento che la Roadster è frutto di una azienda privata, la legislazione ambientale invece arriva da Bruxelles, ma a stupire forse dovrebbe essere più il fatto che il profilo social di una forza sovranista indirizzi simili dichiarazioni d’amore a Paesi stranieri (tuttavia Salvini ci ha abituato da tempo a tutto ciò).
Al volante della Roadster ci si è messa pure Italia Viva che ha pubblicato un video delle prodezze aeree dell’hypercar americana con un copy eloquente: “Renzi fa vincere il centrosinistra? Sì… e le macchine volano. Non vogliamo dire nulla, ma le macchine hanno iniziato a volare”. Si vedrà.
I legami tra Musk e la politica non si esauriscono qui
Ma in realtà i legami tra Elon Musk e il mondo della politica vanno ben oltre questi schiamazzi social. E lo impegnano tanto nel Nuovo mondo quanto nel Vecchio continente.
“Nel giorno in cui Tesla lancia la Roadster con i propulsori a razzo, viene svelata l’entità del bonifico dell’uomo più ricco del mondo in vista del midterm nello Stato in cui ha spostato tutte le sue attività. Perché stavolta i democratici possono davvero sognare di eleggere Talarico senatore e Hinojosa governatrice”, scrive l’Huffington Post.
Del resto per Musk, costretto a traslocare il quartier generale di Tesla dalla California al Texas proprio perché in disaccordo con le politiche democratiche di Gavin Newsom (oggi principale avversario di Trump), sarebbe un incubo veder cadere il governatore repubblicano e dover rifare i bagagli.
In totale sarebbero ben 276 i milioni di dollari donati alla causa repubblicana per evitare la disfatta dell’appuntamento di inizio novembre, secondo almeno quanto riporta il New York Times. Cifra che catapulta l’imprenditore di diritto in cima alla lista dei donatori del partito dell’elefante rossoblu.
Gli appelli via X del patron dell’auto elettrica
E poi ci sono i rapporti, ancora più insidiosi, con i legislatori europei. Qui, annota Reuters, “L’azienda di veicoli elettrici di Elon Musk sta conducendo una campagna sui social media in cui attribuisce le morti per incidenti stradali in Europa alla burocrazia. Secondo gli esperti, le sue affermazioni sulla sicurezza non reggono, ma le autorità di regolamentazione stanno iniziando a cedere”.
“Ritardare l’approvazione del Full Self-Driving in Francia costerà vite umane” è il cupo ammonimento lanciato da Musk attraverso il social di sua proprietà, X. Quindi si rivolge direttamente agli europei: “Il sostegno pubblico è molto apprezzato. Per favore, fate sapere al vostro governo che desiderate l’approvazione”.
Il fatto che la tecnologia di Tesla non solo sia sicura ma salverebbe persino vite è esplicitato in alcuni studi che il costruttore statunitense avrebbe recapitato alle autorità di regolamentazione di Svezia e Paesi Bassi.
Studi che, secondo ricercatori indipendenti nel campo della sicurezza stradale ascoltati da Reuters, avrebbero però poco di scientifico e costituirebbero mero “marketing ingannevole”. In Belgio una associazione non governativa ha iniziato a raccogliere materiale sostenendo che l’algoritmo alla guida tenda a ignorare i limiti di velocità e a dimostrarsi eccessivamente disinvolto coi ciclisti.

Donald Trump e Elon Musk. Fonte: Wikimedia Commons
Il Full Self-Driving di Tesla era marketing?
Col paradosso che mentre diversi Stati accelerano aprendo le proprie strade alla sperimentazione dell’Fsd (alla Slovenia, Estonia, Lituania, Danimarca, Belgio, Olanda e Repubblica Ceca si aggiungerà presto l’Italia dato che le novelle al nuovo codice riconoscono alle auto non direttamente controllate da un conducente la possibilità di circolare) Tesla di colpo inchioda sul nome stesso con cui viene presentata la tecnologia. Nel giro di poche ore dai materiali informativi del costruttore statunitense è sparito ogni riferimento al Full Self-Driving sostituito da un più neutro Assisted Driving.
La decisione sarebbe stata maturata, viene scritto dalla testata economica Cnbc, dopo che le autorità di regolamentazione tedesche hanno definito la denominazione “in qualche modo fuorviante”. Il cambiamento del nome è già stato introdotto nei siti del marchio statunitense: mentre in America il link è questo (https://www.tesla.com/fsd) nei siti europei è subito diventato questo (https://www.tesla.com/it_it/tesla-assisted-driving).
Full Self-Driving in realtà aveva fatto mugugnare pure le autorità statunitensi: nel maggio del 2024 il Dipartimento della Giustizia aprì una indagine ipotizzando persino la frode verso consumatori e investitori circa le reali capacità di guida autonoma delle sue auto elettriche (tramite le funzioni Autopilot e Full Self-Driving) per capire se, dietro i tanti sinistri raccolti dall’ente federale per la sicurezza stradale ci fosse appunto l’errata convinzione che l’algoritmo di bordo fosse totalmente autonomo.
Nel fascicolo finirono pure, ricordano da Quattroruote, diverse esternazioni di Elon Musk che in più occasioni dichiarò che le “Tesla guidano da sole senza necessità di input da parte del conducente”, che l’Autopilot guida “probabilmente meglio di un essere umano” e che con una Tesla “è possibile andare al lavoro, a casa di amici o al supermercato senza mai toccare il volante”.
Tutto questo mentre il sito X di Tesla continua a martellare con tweet a ritmo sincopato sull’importanza di tale tecnologia, anche attraverso pseudo pubblicità comparative che, in quanto tali, dovrebbero sottostare a regole ferree.
Ma a Musk, si sa, le regole vanno strette. Lui e le sue Tesla del resto sono abituati a volare in alto, dove le legislazioni nazionali difficilmente si spingono.




