Immagine di copertina: Omar Schillaci. Fonte: ufficio stampa Sky
“Dato che i linguaggi e la fruizione dei contenuti stanno cambiando, ci siamo chiesti: per quale ragione non proviamo a creare il primo canale tv, il primo contenitore, dedicato al mondo dei video podcast? Questa è la scintilla da cui è partito tutto”.
Omar Schillaci, Director Sky Content Factory e vicedirettore Sky Tg24, racconta a Mediatrends la genesi di Sky Voices, il primo canale interamente dedicato ai video podcast, disponibile da oggi, lunedì 2 novembre, su Sky (canale 118) e su Now.
“Il canale nasce dalla vocazione di Sky di sperimentare e di essere sempre in qualche modo innovativa”, prosegue Schillaci, ricordando che “negli ultimi anni abbiamo iniziato a investire sui podcast, accanto ad alcune docuserie che abbiamo realizzato con Pablo Trincia. Con la nascita della direzione Content Factory abbiamo fatto evolvere questi progetti, seguendo le linee di mercato del podcast e del video podcast. Siamo entrati in quell’universo, magari un po’ dalla porta di servizio in quanto broadcaster classico”.
Trincia, in effetti, è tra le Voices più note che hanno aderito al progetto e sarà protagonista della nuova stagione di ‘Un avvertimento prima di iniziare’. Gli altri big del settore presenti nel nuovo canale sono Luca Casadei (One More Time), Gianluca Gazzoli (Basement)*, Giacomo Poretti (PoretCast) e Giorgia Surina (Vita Futura).
La rete tematica, come sarebbe stata definita qualche anno fa, nasce da una stretta collaborazione tra Sky e alcuni dei principali player del settore digitale, tra cui Corax, OnePodcast, Vois e BSMT, e propone un’offerta che combina produzioni digitali Sky Original (tra le quali spiccano ‘Come le cipolle’ di Stefania Andreoli, ‘Now What?’ di Mia Ceran, ‘3 Fattori’ di Mariangela Pira, ‘Sky Calcio Unplugged’ con Gianluca Di Marzio e Stefano Borghi e ‘Sky TG25 – Bonus Track’ di Alessio Viola) e contenuti selezionati dai partner.
Sky sfida YouTube
Sky Voices sembra dunque lo strumento attraverso il quale Sky sfida frontalmente colossi come Spotify e YouTube: “Non vogliamo soltanto dare uno spazio alle nostre produzioni originali, ma anche essere collettore di contenuti diversi – non si nasconde Schillaci -, cioè vogliamo essere un player che può dare visibilità anche a podcast di terze parti, così come in qualche modo lo sono già Sky Glass, Sky Go e Now, che sono collettori poi di app di terzi”.
Insomma, Sky entra con forza nel mercato delle piattaforme che sempre più ‘disturbano’ la tv generalista, soprattutto per via delle abitudini di alcune fasce anagrafiche, che davanti alla tv preferiscono spesso YouTube e simili alla lineare: “La generazione giovane – osserva Schillaci – è abituata all’on demand, cioè a fruire un contenuto quando vuole fruire di quel contenuto. Sky Voices è un canale lineare che propone al cliente una selezione editoriale di video podcast, in modo da far conoscere un nuovo linguaggio, un nuovo format, un nuovo modo di raccontare l’attualità, il crime, gli eventi, le interviste a chi non è un fruitore standard, magari per età, dei podcast. E a chi invece è già frequentatore di questi contenuti, gli diciamo che grazie alla nostra selezione editoriale può scoprire altri contenuti e racconti”.
Schillaci fa notare che il nuovo canale non toglie vita digitale ai contenuti digital first: “Oggi è sempre il contenuto a vincere, esattamente come ieri, ma cambia il modo di raccontarlo. Ora noi possiamo dire che diamo una vita televisiva, per esempio un palinsesto, a ciò che fino ad oggi ha avuto solo ed esclusivamente una vita digitale”.

Fonte: ufficio stampa Sky
Il palinsesto
La creazione del palinsesto è un’operazione stimolante e ambiziosa. Schillaci non nasconde che la prima fase sarà sperimentale, con test da effettuare sulla base di “alcune considerazioni di buonsenso, dei classici canoni e del nostro know-how” per “capire come i singoli titoli o volti performino meglio in alcune fasce orarie”.
Difficile immaginare un modello da seguire, in quanto “con questa operazione stiamo uscendo dai normali binari di un palinsesto premium, freemium o interamente free”, tentando invece di “dare una forma e un racconto a contenuti effettivamente anche molto diversi tra loro”.
Il vicedirettore di Sky Tg24, convinto che la proposta editoriale debba essere “più ampia possibile e molto trasversale”, punta all’effetto sorpresa: “prevedere qualcosa che in una determinata fascia oraria magari potevi non aspettarti è un elemento che stiamo valutando”, sempre stando attenti a non “mettere paura alle persone”.
Il tentativo di domare il magma di podcast iperframmentato va a braccetto con il contesto in cui “i confini tra la tv, il digitale e nuovi formati di racconti sono sempre più permeabili”, come si evince anche dai tanti personaggi del mondo televisivo (la mente corre, per esempio, ad Alessandro Cattelan) che danno vita a podcast originali.
E dunque, Sky prova a offrire un’ulteriore modalità di fruizione, “affiancando i contenuti digitali a uno spazio televisivo che è il nostro, che è pienamente riconoscibile, ma cercando di sperimentare nuovi modi di raccontare storie”.
Il paradosso dei podcast in tv
Certo, resta il dubbio di trovarci di fronte a un paradosso: il podcast, cioè il simbolo dell’innovazione del linguaggio digitale della contemporaneità, finisce adesso nella vecchia e cara televisione.
Schillaci non è d’accordo: “Queste sono etichette, per me la realtà è che c’è un contenuto che può essere buono o meno buono, che piace o non piace e che oggi sei abituato a vedere dove vuoi. Se quello che vuoi è Sanremo, un podcast, una docuserie, una serie tv, tu quella cosa lì la vai a vedere ovunque sia. La puoi guardare sul cellulare in treno, sul tablet nella sala d’attesa del medico o davanti alla tv con tutta la famiglia. È tutto completamente destrutturato. In questa destrutturazione il canale di distribuzione e il contenuto sono solo due fattori”.
Sul tema Schillaci non sembra lasciare spazio a dubbi: “Per mia figlia tra YouTube e tv di Stato non c’è alcun genere di differenza. Per lei sono posti dove fruire un contenuto, sono canali di distribuzione. Quindi non vedo nessun paradosso. Anzi, io vedo la possibilità di dare sempre più voce a nuove modalità di racconto che vivono nella sfera digitale e, da adesso, con il nostro canale, anche nella sfera televisiva”.
Il gigante televisivo si mangia l’internet?
Non si potrà parlare di paradosso, ma la sensazione è che, dopo averlo fatto con la radio, la televisione adesso provi ad addomesticare un mezzo come internet, il digitale, che nasce come il terreno della libertà per antonomasia. Lo ingloba e gli impone le sue regole.
Anche qui Schillaci argomenta convintamente le sue obiezioni: “È come se io le dicessi che il digitale, il mondo dei podcast, ha preso un format televisivo, l’intervista, e se ne è appropriato a uso e consumo suo. Lei mi direbbe, immagino, che l’intervista esiste da prima che esistesse la televisione e che cioè l’intervista è un format. Io non credo che in questo momento la tv o Sky si vogliano appropriare di un contenuto che è free o di un contenuto digitale. Sarebbe così se quel contenuto non ci fosse più sul digitale, ma non è così: noi vogliamo creare un ponte. Ecco, credo che l’immagine del ponte sia molto esplicativa. Noi vogliamo creare un ponte tra due mondi, dove al centro c’è il contenuto. Altro che appropriazione indebita o addomesticamento dell’universo digitale”.
D’altronde, continua il ragionamento il dirigente Sky, il video podcast è l’evoluzione del podcast così come la radiovisione (o visual radio) è quella della radio: “La radiovisione la si continua ad ascoltare in FM, in auto, così come il videopodcast lo puoi ascoltare nelle cuffiette in palestra. Ripeto, il fatto che ci sia il video, la radiovisione, o che vada su una tv free o su una tv a pagamento (negli Stati Uniti Netflix ha preso il catalogo di Spotify) non toglie che tu la radio la ascolti in macchina e il podcast mentre corri, mentre fai sport o mentre cammini. Quindi vuol dire che alla fine a te interessa quel contenuto. La fruizione di quel contenuto risponde a una tua personale necessità”.

Omar Schillaci. Fonte: ufficio stampa Sky
I rischi
Un argomento che sembrerebbe allontanare il rischio che, a lungo termine, l’approdo in tv dei podcast possa snaturarli: “La radiovisione – continua Schillaci, insistendo sul parallelismo con il mezzo radiofonico – non ha cancellato la radio. E allo stesso modo il video non cancellerà il podcast.
Noi abbiamo bisogno, in qualche modo, di dirci che l’evoluzione del contenuto solo audio podcast in video podcast è uno snaturamento rispetto al formato originale. Però questa è un’etichetta. Non vedo perché se una cosa nasce come audio, a un certo punto, con l’aggiunta del video questa ne venga snaturata”.
Con i podcast si monetizza?
Liberato il campo da questi elementi di criticità, resta il tema business e la convinzione che da tempo rimbalza tra gli addetti ai lavori: con i podcast non si monetizza: “Non credo che con il video podcast non si monetizzi. No, non è così. Ci sono case di produzione che lo stanno facendo da tanti anni e se sono ancora in piedi – spiega Schillaci – vuol dire che monetizzano. Poi, naturalmente, dipende con quale mercato ci vogliamo andare a confrontare. Il mercato del video podcast ha una propria dimensione”.
E, restando nell’ambito economico, Sky Voices che ruolo svolge nel rapporto con il mercato dei podcast e dei podcaster indipendenti? Schillaci ha la risposta pronta: “Sky Voices è un volano per tutto il sistema del video podcast. Questo canale può essere un aiuto anche economico. Perché non stiamo togliendo niente, anzi stiamo aggiungendo una nuova possibilità di revenues e di business”.
Dunque, buone notizie anche per il singolo podcaster, che da oggi ha una porta in più alla quale bussare: “Naturalmente ci sono dei filtri, c’è una selezione editoriale e qualitativa. Ma noi vogliamo dire a questo sistema, a questo mercato, che la nostra è una piattaforma aperta, non chiusa. Abbiamo iniziato a parlare con una serie di player, stiamo già parlando con altri, ma anche semplicemente con creatori di contenuti singoli, che stanno salendo on board.
Se c’è una buona proposta, la porta è aperta, la casa è di tutti. Il nostro obiettivo è diventare catalizzatori dei podcaster: questo per noi sarà un esperimento pienamente riuscito se davvero questa diventerà una piattaforma in cui tutti potranno sentirsi protagonisti”.




