Immagine di copertina: Rupert Murdoch. Fonte: Flickr
Martedì 29 settembre Donald Trump ha aperto le porte della residenza della Casa Bianca e ha ospitato a cena alcuni dirigenti di News Corp, incluso il fondatore Rupert Murdoch.
Il rapporto tra l’attuale inquilino della Casa Bianca e il magnate dei media di origine australiana ha una lunga storia, fatta di alti e bassi. Gli osservatori concordano su un punto: per molti versi, questa partnership ha cambiato la politica americana.
I media americani conoscono bene questi incontri privati tra il presidente e il fondatore di News Corp, eppure questa cena ha sorpreso molti. Quest’anno il tycoon di Mar-a-Lago non ha risparmiato critiche e attacchi nemmeno al suo più grande alleato nei media, e la serata è stata letta come un tentativo di ricucire i rapporti.
Gli attriti con il gruppo guidato da Lachlan Murdoch, figlio maggiore di Rupert, sono iniziati a luglio 2025. Quel mese Trump ha fatto causa per diffamazione al Wall Street Journal, chiedendo 10 miliardi di dollari. Ad aprile un giudice federale ha respinto la causa, a maggio il presidente l’ha ripresentata in forma modificata e la decisione è ancora attesa.
La cena va quindi letta in un clima di tensioni, aggravate a settembre dal boicottaggio delle reti del pool televisivo della Casa Bianca, a cui anche la Fox ha preso parte.

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Trent’anni di critiche
La Fox è al centro dei rapporti tra Donald Trump e l’impero mediatico dei Murdoch, ed è anche all’origine di molte delle critiche rivolte all’editore.
L’emittente è stata lanciata il 7 ottobre 1996 e quest’anno ha compiuto trent’anni. Storicamente vicina al Partito Repubblicano, in questi tre decenni la Fox è stata molto criticata per aver esacerbato la polarizzazione politica americana.
In un’analisi pubblicata nove mesi prima del lancio, Bill Carter, media editor prima al New York Times e poi alla CNN, aveva dubitato sul futuro successo dell’emittente.
Tuttavia, dopo alcuni anni si è ricreduto e ha dichiarato che aveva sbagliato nelle sue previsioni. Secondo Carter, in quella prima analisi non aveva capito la grande intuizione di Murdoch, ovvero che la Fox sarebbe stata un canale di opinione più che di notizie.
Analisi che Jimmy Kimmel, in occasione del trentesimo anniversario, ha rielaborato a suo modo, ironizzando nel suo show: “Tre decenni fa, un visionario di nome Rupert Murdoch si è posto una semplice domanda: e se le notizie fossero ciò che voglio io?”
Che si sia critici o fan dell’emittente, a Murdoch va riconosciuta la lungimiranza. Aveva capito che c’era un grande mercato da sfruttare e che il clima politico, così come quello mediatico, stava cambiando.
La rivoluzione e i suoi risultati
Nel 1996 i telegiornali americani puntavano sull’oggettività e cercavano di essere lo specchio della politica nazionale e internazionale. In quel panorama Murdoch e la Fox hanno portato una rivoluzione.
Sin dalla fondazione l’emittente si è presentata come il contrappeso dei media liberal. Non ha mai nascosto la propria inclinazione conservatrice, e ha sfruttato la polarizzazione politica aggravandola.
In un certo senso, è stata un precursore delle echo chambers, fenomeno poi portato all’estremo dai social network e dall’informazione digitale.
Oltre all’allineamento con la destra americana, la Fox ha un secondo marchio di fabbrica: attaccare e screditare gli altri media. In alcuni ambienti politici americani viene considerata il media antimedia, e uno studio pubblicato dal Nieman Lab lo conferma con i numeri.
La ricerca ha analizzato un campione della programmazione delle tre principali reti all news, CNN, MSNBC (oggi MS NOW) e Fox, dal 2011 al 2025. Il risultato: l’emittente fondata da Murdoch critica l’informazione americana in media ogni 14,5 minuti, contro i 61 di MSNBC e i 140 della CNN.
I bersagli sono soprattutto i media mainstream e il giornalismo in generale, ma anche testate specifiche come la CNN, il New York Times e MSNBC.
Questa caratteristica ha attirato a sua volta molte critiche e ha peggiorato la reputazione della Fox presso il pubblico americano. Proprio per come è stata costruita l’emittente, però, non ne ha intaccato il successo.
Anzi, secondo i dati Nielsen ripresi da Axios, nel 2025 il margine tra la Fox, la rete all news più seguita del Paese, e i concorrenti è stato il più ampio di sempre. Nel 2026, fino al 29 settembre, la Fox ha superato CNN e MS NOW messe insieme.
Nel 2025 la Fox ha avuto in media 1,69 milioni di spettatori al giorno, contro i 551.000 di MS NOW e i 432.000 della CNN. In prima serata il divario cresce: 2,65 milioni contro 915.000 e 573.000.
Il megafono e la porta girevole
Cinque anni fa, in occasione del 25° anniversario, un’analisi della CNN sosteneva che il più grande contributo della Fox alla storia americana fosse stato proprio Donald Trump.
L’emittente è stata un appoggio per il tycoon e per il movimento MAGA e, già dalla campagna del 2016, il suo più grande megafono.
Il legame è anche personale: la nuora del presidente, Lara Trump, conduce un programma settimanale sulla Fox. Diversi ex volti dell’emittente sono poi entrati nell’amministrazione, e il caso più evidente è quello di Pete Hegseth, ex conduttore Fox e oggi segretario della Difesa.
Il percorso è frequente anche in senso inverso.
Kayleigh McEnany e Sarah Huckabee Sanders, entrambe portavoce della Casa Bianca nel primo mandato, sono passate alla Fox dopo aver lasciato l’amministrazione. Dan Bongino ha fatto andata e ritorno: dopo meno di un anno da vicedirettore dell’FBI è tornato all’emittente come opinionista.
Il caso più recente è invece quello di Karoline Leavitt, la più giovane portavoce nella storia della Casa Bianca. Ad agosto Trump ha annunciato la sua uscita e il 5 ottobre la Fox ha comunicato che dal primo novembre sarà commentatrice per l’emittente.
Leavitt aveva sospeso l’attività a maggio per la maternità e ha poi comunicato che avrebbe lasciato l’incarico in via definitiva. Ha anche dichiarato che sarebbe rimasta una sostenitrice del movimento MAGA e del Partito Repubblicano.
Al suo posto è arrivata Katie Zacharia, opinionista conservatrice ed ex portavoce del Dipartimento della Sicurezza interna. Zacharia è stata consulente per la comunicazione di Trump Media & Technology Group, la società madre di Truth Social, ed è stata ospite frequente di diverse emittenti, tra cui la Fox.
Martedì 13 ottobre ha fatto il suo esordio sul podio della sala stampa della Casa Bianca, e le cose non sono andate come previsto. Il Daily Beast ha parlato di un “debutto disastroso”: il briefing è durato meno di un quarto d’ora, Zacharia si è limitata a leggere da un foglio una dichiarazione preparata e ha concesso soltanto tre domande, e le ha concesse ai media “amici”.

James, Rupert e Lachlan Murdoch. Fonte: Wikimedia Commons
Un’alleanza a doppio taglio
Secondo Sara Fischer, giornalista di Axios che si occupa di media, il rapporto stretto e a tratti turbolento con Trump è un’arma a doppio taglio per l’emittente.
Da una parte ha garantito all’emittente un accesso privilegiato, ma dall’altra l’ha esposta alle critiche degli altri media, del pubblico e, a volte, dello stesso Trump.
Vale lo stesso per il presidente. L’emittente sostiene in genere la sua amministrazione e le sue politiche, ma la relazione è più complicata di quanto sembri.
Il 30 settembre, il giorno dopo la cena con Murdoch, Trump ha scritto su Truth che la Fox ripete “una narrazione completamente negativa” sulla sua amministrazione. Per questo, ha aggiunto, “il MAGA e i veri patrioti non apprezzeranno mai la Fox”.
Lo scontro è proseguito a ottobre, quando Trump ha accusato l’emittente di dare troppo spazio ad Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato in Michigan.
La vicenda era iniziata ad agosto. Dopo la vittoria di El-Sayed alle primarie contro un membro dell’establishment democratico, Jesse Watters aveva commentato: “Bisogna rispettare Abdul, perché ha battuto la macchina democratica”. Il candidato ha trasformato la clip in uno spot elettorale.
Il 24 agosto Watters ha intervistato El-Sayed nel suo programma, seguito da quasi 3,4 milioni di spettatori. Il giorno dopo ha ammesso che il candidato, pur stando nel campo politico opposto, gli piace.
A inizio ottobre El-Sayed è stato ospite anche di Martha MacCallum. Secondo Axios, dal primo al 6 ottobre i suoi spot elettorali sono andati in onda 129 volte sulla Fox.
La stessa strategia di sempre
Nonostante le critiche della Casa Bianca, la Fox ha difeso le proprie scelte.
Intervistato da Axios, il presidente di Fox News Media, Jay Wallace, ha rivendicato il colloquio di MacCallum come esempio di una programmazione che va oltre ciò che il pubblico abituale vuole sentirsi dire.
Nella stessa intervista Wallace ha respinto l’idea che la Fox sia preoccupata dalle ex star passate ai media indipendenti, come Tucker Carlson e Megyn Kelly. Secondo la sua visione, la frammentazione del panorama mediatico è un’occasione, sia per l’emittente che per i singoli personaggi, per costruire audience più specifiche e fidelizzate.
Alla luce degli episodi delle ultime settimane, sembrerebbe che la Fox si stia lentamente allontanando da Trump. La linea politica resta però vicina a quella dell’amministrazione, che la Fox continua spesso a sostenere, mentre la programmazione lascia più spazio ad altre voci.
La strategia, quindi, rimane la stessa di sempre: fidelizzare il proprio pubblico e lavorare per costruire una programmazione che continui ad alimentare la polarizzazione.
Resta da capire se, con le elezioni di metà mandato alle porte, la Fox resterà al fianco dell’amministrazione o continuerà a prendere le distanze. Chiunque correrà per la nomination repubblicana nel 2028 dovrà comunque fare i conti con il suo pubblico, sempre più fedele e polarizzato.




