Una scolaresca a Pechino. Foto di Gauthier Delecroix. Fonte: Flickr
Il Partito Comunista Cinese ha un problema di “energia negativa”, che si sta diffondendo tramite i social.
Bilibili è definito lo “YouTube cinese”: una piattaforma di streaming nata nel 2009, inizialmente per l’ACG (fumetti, anime e videogioco), e poi espansa fino ad acquisire oltre 370 milioni di utenti.
Secondo il New York Times, c’è un video molto particolare che sta circolando nelle ultime settimane: una guida su come sopravvivere da senzatetto.
Come da manuale di Frank Gallagher di Shameless, a metà con la Giovane Marmotta in difficoltà, si impara a dormire vicino ai cassonetti, a trovare le provviste, a usare i cartoni contro il freddo. Senza scordarsi che la Cina è il paese in cui la sorveglianza digitale è un sistema raffinato e integrato di controlli biometrici e tracciamenti, per cui bisogna anche evitare le telecamere.
Ma il Partito Comunista Cinese se n’è accorto?
L’energia negativa
Gli utenti lo hanno ironicamente definito parte del programma di educazione giovanile del Partito, con una certa dose di sarcasmo perché invece il Pcc propaganda il mantra dell’ “energia positiva”.
Le piattaforme online, secondo le direttive del Partito, dovrebbero innanzitutto raccontare le storie di successo, alimentando un clima di fiducia: dall’ambizione individuale alla crescita di tutta la Cina.
E per un po’ ha funzionato, con opportuni controlli dei media per mettere a tacere le attività repressive del governo.
Ma la favola sembra esaurirsi.
Come scrive l‘ISPI, la Cina continua a crescere (Pil al +4,3%) ma meno delle aspettative, perché il modello economico mostra una forte fragilità interna, e cioè uno squilibrio tra una domanda interna debole e una produzione sempre più orientata all’export.
Gli utenti stanno cercando delle vie per manifestare una narrazione alternativa e più aderente alla realtà: quindi, senza allegria, senza fiducia, senza ottimismo. Si respira “energia negativa”, e il Pcc ne ha paura.
I social del lavoro
Su RedNote, Douyin, Weibo e sulle altre piattaforme più popolari si susseguono senza sosta post dedicati ai salari miseri, alla scarsità di posti di lavoro, al calo del valore degli immobili e alla paura per il futuro.
Il tasso ufficiale di disoccupazione giovanile in Cina ha raggiunto il 17,9% a luglio. Oltre un quarto della popolazione occupata del Paese, lavorano oggi in quello che il governo definisce “occupazione flessibile”: in sostanza, una gigantesca gig economy.
Le difficoltà si trasformano spesso in meme sarcastici, in gif pieni di black humour: verrebbe da pensare che il ghigno dei famosi Labubu altro non sia che un’anticipazione dell’insofferenza nei confronti della menzogna gioiosa collettiva.
Il controllo su Internet è ancora solito, ma è come se stesse montando un clima diverso, che non si può domare cancellando un post. Si respira nell’aria, si vede nelle strade, si racconta reciprocamente attraverso banali hashtag come Xiaohongshu, un monito a tenersi stretti i soldi per un orizzonte incerto.
I giovani si sentono attanagliati da quello che Murata Sayaka descrive bene ne La ragazza del convenience store: il libro, ambientato in Giappone, presenta il convenience come un microcosmo fedelmente rappresentativo delle gerarchie e delle insidie del sistema (ri)produttivo sociale, in cui Murata conduce un’esistenza che sa essere precaria e pronta alla scadenza, come il cibo che vende.
Allo stesso modo anche i giovani cinesi faticano a trovare lavoro e si stanno allontanando dal matrimonio e dalla genitorialità, soprattutto a causa della crisi immobiliare. Hanno la percezione di aver perso l’occasione quasi storica di fare alcune scelte e si confrontano con una generazione, quella degli ani Ottanta, che non solo ha creduto alla favola della stabilità prospera, ma ci ha investito anche una vita intera. Parrebbe di stare in Italia, a sentire questo racconto.

Un post dall’account X di Teacher Li.
Internet fuori controllo
Li Ying, conosciuto online con lo pseudonimo di “Teacher Li”, gestisce un popolare account su X che funziona come una sorta di archivio non censurato che monitora i trend online in Cina.
Quest’anno, ha raccontato, hanno assistito a un aumento “esponenziale” dei post e dei commenti pessimisti e persino sovversivi.
Nel 2022, un commento online contro “Lui”, cioè Xi Jinping, era coraggioso. Oggi sono tanti, quasi non ce ne si fa più caso. Secondo Li, con il deteriorarsi dell’economia, le persone hanno iniziato a porsi domande che prima non avevano bisogno di porsi. Alcuni dipendenti pubblici, per esempio, hanno iniziato a confrontare su RedNote il numero di mesi trascorsi senza ricevere lo stipendio.
Il doppio volto di Internet sta prendendo corpo in modo tangibile. La sfiducia, quella che il Pcc chiama “energia negativa”, sta diventando la tecnologia politica. L’algoritmo, sad by design, si presta a questa lamentela collettiva, e diventa una risorsa, creando spazi di contestazione che sommati generano una nuova cornice narrativa.
Una pratica forse inconsapevole ancora, non organizzata e solo in alcuni casi usata deliberatamente come strumento di dissenso, ma che è già abbastanza sviluppata da riempire di emoji e backlash i video celebrativi del Partito comunista.
È sempre la tattica del fringe: spostarsi tra il centro e i margini. Andare sotto ai post ufficiali e commentare sarcasticamente.
“Mi vengono i sintomi dell’astinenza se passo un giorno senza sentire che la Cina ha vinto”, ha scritto un utente, e giù a cascata di reazioni e amplificazioni ironiche e pungenti, che verranno cancellate ma sempre troppo tardi, sempre dopo aver messo in circolo una volontà – se non propriamente sovversiva, almeno insofferente.
Perché se è vero che oggi anche l’attivismo può essere monetizzabile, e che per stare fuori dal sistema bisogna prima raccontare a gran voce dove si sta, e quindi sottomettersi alle sue logiche di visibilità, ebbene questo vale anche per il governo.
I regimi autocratici mantengono per sé il controllo delle piattaforme, ma sono a loro volta schiavi delle esigenze dei privati e della pubblicità: un blackdown totale, come quello iraniano, è impensabile e smisurato persino per il Pcc.
E poi, internet e gli algoritmi, sono davvero incontrollabili, per la rapidità di diffusione e aggregazione.
Ma il pessimismo è contagioso, ancora di più quando veicolato attraverso l’ironia e le risate. Non basteranno le promesse, le rimozioni, il dai chi, per convincere i giovani cinesi che le cose non vanno proprio come se le sentono raccontare.
E allora le raccontano a modo loro, perché la realtà non può essere controllata.




