Immagine di copertina: Peter Thiel. Fonte: Wikimedia Commons
Sembrerebbe un argomento passato. Un tema da teologia politica per esperti di settore. E invece l’Anticristo è tornato!
In un’epoca di guerre, social media e tensioni tra Trump e Papa Leone XIV, stanno riapprendo al centro del dibattito contemporaneo dei concetti che sembrerebbero medievali o comunque passati.
Destando non poche preoccupazioni sul piano religioso e politico, abbiamo potuto osservare nelle ultime settimane un inasprimento dei rapporti tra Trump e Papa Leone XIV.
E questo in un clima di guerra, in cui la retorica e la comunicazione antagonistica rivolta ad un nemico da abbattere e annientare è ormai all’ordine del giorno, soprattutto sui social media.
Stiamo parlando dell’idea di Anticristo apocalittico portata avanti da Peter Thiel durante alcune conferenze svoltesi in Europa.
Per chi non lo conoscesse, Peter Thiel è un imprenditore e investitore tedesco-americano, noto soprattutto per il suo ruolo nella Silicon Valley. Co-fondatore di PayPal alla fine degli anni ‘90, è stato il primo investitore esterno di Facebook nel 2004, acquistando una quota che poi gli ha fruttato enormi guadagni.
Ha co-fondato, con finanziamenti della CIA, Palantir Technologies, un’azienda di analisi dei dati usata da governi e grandi organizzazioni, ed è considerato una figura molto influente nel mondo delle startup e della tecnologia.
Thiel è ormai conosciuto per le sue posizioni politiche controverse che non nasconde, anzi promuove attraverso libri, convegni e seminari. Sostenitore di Trump già nella sua prima candidatura, non maschera la sua vicinanza al governo.
Vicino agli ambienti della destra tecnologica americana più radicale, Thiel propone una visione del mondo che chiama in causa categorie teologiche, una forma attualizzata di progressismo tecnologico ed idee libertarie dal punto di vista economico e politico che fanno tremare istituzioni come le Chiesa.
Roma: la bestia e l’Anticristo
Avevano infatti già fatto scalpore le lezioni di Thiel sull’Anticristo, tenute a porte chiuse nel mese di marzo a Roma.
Schierandosi contro chi chiede limiti, controlli e regole per l’intelligenza artificiale, il fondatore di Palantir addita chi userebbe la paura dell’apocalisse per bloccare il progresso scientifico e tecnologico. Da qui lo scontro con Papa Leone XIV, il quale ha più volte allarmato i fedeli rispetto all’aspetto più disumanizzante dell’IA.
Annunciando un’enciclica dedicata per l’appunto all’umanità – la cui pubblicazione è prevista per metà maggio -, il Papa si inserisce in quella scia di pensatori che credono nella necessità di regolamentare l’uso di questa nuova tecnologia. Una regolamentazione chiaramente contraria agli interessi di Thiel e di chi investe nel settore.
Padre Paolo Benanti, consulente del Vaticano sull’intelligenza artificiale, ha spiegato su Le Grand Continént come il pensiero politico di Peter Thiel intrecci temi provenienti dall’antropologia di René Girard e dalla teologia apocalittica legandoli ad un pensiero anarco-capitalistico tipico degli ambienti della Silicon Valley.
Benanti arriva a definire quella di Thiel una vera e propria “eresia”. Con tutto il carico storico e teologico che si porta dietro questa parola nel mondo cattolico, Benanti la sceglie riconducendola al suo senso etimologico più filosofico: ovvero, una scelta a favore della competizione, della tecnologia e dell’individuo.
Considerando la democrazia un ostacolo da abbattere, lo Stato come un’istituzione passata, il diritto come qualcosa da superare, l’idea politica alla base della filosofia di Thiel appare come un disegno diametralmente opposto a quello di istituzioni come lo Stato, la Chiesa o il diritto internazionale.
Thiel ha scritto e detto più volte che considera molte istituzioni democratiche inefficienti o incapaci di favorire innovazione e libertà economica. Una sua frase molto citata sosteneva che libertà e democrazia non siano sempre compatibili. É la tecnologia che porterà al vero progresso dell’umanità.

Peter Thiel. Fonte: Wikimedia Commons
Papa Leone XIV e l’opposizione a Thiel
Questa visione postumanista sul piano concreto stride rispetto alla collaborazione che Palantir offre a istituzioni governative, per esempio in progetti in cui i software di identificazione e tracciamento favoriscono la deportazione dei migranti dagli Stati Uniti.
Su questo tema si è espresso spesso Leone XIV, palesando il suo disaccordo rispetto alle politiche anti-immigrazione del secondo governo Trump. Sul tema della guerra in Iran lo scontro diretto tra il Presidente americano e il Papa, si è poi ulteriormente inasprito.
A proposito della guerra in Iran e del coinvolgimento dell’azienda nell’attacco americano ad una scuola di bambine che ha provocato la morte di 168 vittime, ci sono state recentemente delle proteste interne degli stessi dipendenti di Palantir.
Contro il colosso americano, questi ultimi chiedevano maggiori garanzie etiche nell’utilizzo delle tecnologie da parte dei loro clienti.
È la logica dell’hard power, baby!
A queste proteste l’azienda ha risposto con un post su X in 22 punti che, lungi dal prendere le distanze dall’accaduto, ha riproposto una visione politica dello scontro in favore dell’implementazione e dell’uso di queste tecnologie di guerra.
Le tesi sono riprese dal libro The Technological Republic: Hard Power, Soft Belief, and the Future of the West (2025) di Alex Karp, cofondatore e CEO dell’azienda, autore insieme a Nicholas W. Zamiska, che sostiene che l’Occidente sia scivolato in una cultura della compiacenza, proprio mentre entriamo in una nuova era di crescenti minacce globali.
È tornata l’epoca dell’hard power, sostengono i due autori; un’epoca che si combatterà sul piano della supremazia tecnologica e bellica. In questo senso si tratta di un libro geopolitico che propone di riaffermare il legame forte che il governo americano ha sempre intrapreso con le aziende ad alto potenziale tecnologico per garantire la propria supremazia globale.
La tesi è che negli ultimi anni il rapporto tra governi e aziende high tech in Occidente, si sia deteriorato a tal punto da rischiare di perdere quest’egemonia tecnologica.
Affinché l’Occidente mantenga il proprio vantaggio geopolitico e le libertà che ne derivano, l’industria del software deve rinnovare il proprio impegno nell’affrontare le sfide più urgenti del nostro tempo, inclusa la nuova corsa agli armamenti legata a doppio filo all’implementazione dell’uso dell’intelligenza artificiale.
Il libro si presenta come un appello politico all’Occidente da parte di Palantir. Un appello che mira alla collaborazione tra tecnologia e potere, anche nell’elaborazione di nuove forme di applicazione dell’IA in ambito militare.
È proprio della scorsa settimana la notizia dell’interruzione della collaborazione tra l’ospedale cattolico Policlinico Gemelli di Roma e l’azienda tecnologica. Dal 1º gennaio 2027, il Policlinico Gemelli non userà più il software di Palantir per la gestione dei suoi dati clinici a fini di ricerca.
L’accordo era stato firmato nel settembre 2023 e annunciato ufficialmente con comunicati stampa sia da Palantir sia dello stesso Gemelli. Ma questa interruzione ha chiaramente fatto pensare ad uno scontro tra l’azienda tech e la Santa sede.

Papa Leone XIV. Fonte: Wikimedia Commons
L’Anticristo e il Papa-katéchon
Del resto, anche le ultime dichiarazioni di Papa Leone contro la guerra in Iran e il suo ribadire l’opposizione alle politiche migratorie, attraverso il cardinale di Chicago Cupich, confermano che i toni non si siano placati nemmeno dopo l’incontro con Marco Rubio.
L’annunciata presenza del Papa sull’isola di Lampedusa il 4 luglio, giorno in cui a Washington si festeggeranno i 250 anni dell’Indipendenza americana, è inoltre dimostrazione dell’opposta visione che il Papa ha rispetto alle politiche della Casa Bianca.
In una lezione tenuta da Massimo Cacciari nel Bar Tartarughe di Roma e dedicata proprio alla figura dell’Anticristo, il filosofo italiano ha dato un’interpretazione teologica e politica chiara di questo scontro tra potenze concrete, ma anche simboliche e culturali.
Figure come Thiel che, lo ricordiamo, ha studiato filosofia alla Stanford University negli anni ’80, dove ha anche conosciuto personalmente René Girard, interpretano ogni forma di opposizione all’affermarsi delle nuove tecnologie come un potere frenante.
Thiel crede nella libertaria deregolamentazione del mercato, nel progresso tecnologico e nella necessità dello stato di aiutare le aziende e non di ostacolarle con leggi che ne frenino la crescita.
È in questo senso che da un lato lo stato viene chiamato in causa per aiutare le aziende tech a proliferare, ma dall’altro viene respinto a favore della deregolamentazione.
Cacciari legge la filosofia di Thiel come il tentativo di superare ogni freno posto alla tecnologia. Lo stato, ma anche la Chiesa e in questo caso il Papa, viene interpretato come una sorta di biblico katéchon (dal greco antico τὸ κατέχον – “ciò che trattiene”).
Si tratta di un concetto ripreso dalla Seconda Lettera ai Tessalonicesi (2 Tes. 2:6-7) di Paolo di Tarso da parte del giurista e filosofo Carl Schmitt per indicare quel potere che frena la venuta dell’Anticristo apocalittico e dunque la venuta di Cristo.
Gli appartenenti all’universo della tech right propongono una visione del mondo in cui la tecnologia possa finalmente affermarsi senza ostacoli. Un’utopia alla Thomas Moore, una nuova Atlantide, dove politica e tecnologia si alleino contro la forza frenante rintracciata negli Stati sociali e nella Chiesa del Papa.
Vedremo chi nello scontro apocalittico e simbolico avrà la meglio.




