Narrazioni olimpioniche, finalmente

Di il 07 Febbraio, 2026
Per una notte Milano si è liberata dalle narrazioni riduttive che la inseguono da anni. La cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026 ha restituito alla città un racconto all’altezza della sua ambizione, dimostrando quanto le storie che sappiamo costruire contino quanto le opere che realizziamo
Immagine di copertina: logo di Logo Milano Cortina 2026. Fonte: Shutterstock

Per una notte, almeno per una notte, Milano ha smesso di essere prigioniera delle sue stesse narrazioni. Quelle che la riducono a una città esclusivamente ricca o, per contrappasso, a un luogo dove l’unica chiave di lettura è la fatica quotidiana di chi arriva a fine mese.

Narrazioni parziali, talvolta pigre, spesso consolatorie per chi le osserva da lontano.

La cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano Cortina 2026, con San Siro trasformato in un grande palcoscenico simbolico, ha restituito alla città il lustro che merita.

Non un’autocelebrazione vuota, ma il racconto di una metropoli capace di stare al centro del mondo senza chiedere scusa.

Una Milano che, per una volta, non si è guardata allo specchio con spirito autoflagellante, ma ha accettato di essere scena, racconto, visione.

È una differenza sostanziale rispetto a certe letture esterne, come quella offerta di recente dal New York Times, più attento alle curve delle strade alpine che al senso profondo di un progetto diffuso, culturale prima ancora che logistico.

Le Olimpiadi non sono solo cantieri o disagi temporanei. Sono, soprattutto, un driver narrativo potentissimo: cambiano la percezione di una città, ne ridefiniscono l’identità, ne rafforzano l’autostima collettiva.

Milano lo ha già sperimentato nel 2015 con Expo, oggi lo rivive in forma ancora più intensa e simbolica. Per due settimane la città smette di vivere solo per sé e accetta di essere condivisa, osservata, raccontata.

È un atto di maturità civile, oltre che un evento sportivo. E quando la narrazione funziona, quando è all’altezza della complessità che pretende di rappresentare, produce effetti reali. Tra orgoglio, responsabilità, capacità di correggere gli errori senza trasformarli in un racconto di declino permanente.

Le città crescono anche così. Attraverso le storie che sanno raccontare di sé e che il mondo è disposto ad ascoltare. Milano, finalmente, ha avuto la sua narrazione olimpionica. Ora la sfida è non disperderla.

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Carlo Castorina
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