Immagine di copertina: profilo Facebook Paolo Borzacchiello
Una nota canzone di Noemi recita: “Sono solo parole, le nostre”. “Solo” parole. Di parole ne hanno parlato in tanti cantanti, da Mina a Carmen Consoli per non pensare a poeti, artisti e chi più ne ha più ne metta. Ma in quanti conoscono il significato del termine “intelligenza linguistica”? Paolo Borzacchiello, che studia da anni questa materia interdisciplinare la quale racchiude in sé concetti che provengono dalla medicina, dalle neuroscienze, dalla pedagogia e dalla psicolinguistica, di parole ne sa qualcosa.

Paolo Borzacchiello durante un incontro al teatro Doglio
Parlare per credere
Neanche a dirlo, come si usano le parole, quando, in quale contesto, con quale tono di voce, fa la differenza. E la fa sempre, anche se non ce ne rendiamo conto. Saperle usare bene è uno strumento fondamentale per una comunicazione efficace, ma non solo. “A scuola ero timido, introverso, balbuziente, poi ho imparato una regola, che mi è sempre servita nella vita: Se vuoi stare bene, devi parlare bene. Il segreto della felicità è già dentro di noi, ma noi possiamo agire in modo da essere felici ogni volta che parliamo, che ci presentiamo. Le parole che usi dicono da dove vieni, quelle che scegli dove vuoi andare”, commenta Borzacchiello in un incontro riservato alla stampa che si è tenuto a Milano.
Le parole modificano la chimica del corpo e le emozioni sono anche il riflesso di costruzioni linguistiche che si possono imparare a gestire. “In un’epoca in cui le macchine parlano per noi, riprendere possesso delle nostre parole è un atto rivoluzionario – commenta l’esperto autore di produzioni scritte e audiovisive. Recentemente ho scritto e registrato un audiolibro pensando a tutti coloro che, nella vita privata o professionale, sentono di poter fare di più ma hanno bisogno di migliorare le loro abilità comunicative, sviluppando nuove competenze”.
In questa sua nuova produzione di Audible, dal titolo “Restiamo intelligenti, la scienza delle interazioni umane” Borzacchiello affronta argomenti molto differenti tra loro: dalle abitudini, sane e malsane, al multitasking come sinonimo di produttività fino alla volontà di etichettare con una parola precisa le emozioni che proviamo.

La cover dell’audiolibro Audible di Paolo Borzacchiello “Restiamo intelligenti”
Punto e virgola
Sebbene alla base delle nostre relazioni ci sia sempre una componente scientifica, la comunicazione e la percezione delle parole possono repentinamente cambiare lo scenario. “Sarebbe bello conoscere come usare il cervello senza esserne usati. In un mondo dove deleghiamo alcuni nostri pensieri all’AI, stiamo impoverendo le nostre sinapsi nervose. Ma anche il linguaggio: si abbreviano le parole, si tolgono gli avverbi che servono, invece, ad accelerare alcuni processi chimici che abbiamo sinora messo in pratica. Per me, per esempio, gli avverbi hanno il potere di cambiare la visione del tempo”.
Insomma, anche la punteggiatura ha la sua importanza. “La mancanza di virgole dove, invece, sarebbero necessarie, toglie una certa capacità di pensiero. E con i social questa differenza di linguaggio non aiuta le sinapsi, anzi. Il cervello, se non legge regredisce. E oggi si legge sempre meno”.
“Restare intelligenti” è un invito alla riflessione e allo studio del mondo in cui troviamo. “Per esempio, se so che stare un’ora su Zoom mi fa calare l’ossitocina, dovrei anche sapere come compensarla. Questo significa riuscire a gestire il mondo in cui oggi siamo sommersi e non subirlo”, commenta l’esperto.
Conoscere, quindi, per imparare e migliorare è l’antidoto. “Al contrario, una mancanza di intelligenza è legata a una scarsa educazione: se sei intelligente capisci gli effetti che le tue parole hanno sugli altri. E per questo sei cosciente del potere che hanno”.

Parole sociali e a-sociali
Scendendo un po’ più nel concreto, Borzacchiello spiega gli effetti che l’impoverimento del linguaggio ha, ad esempio, sui giovani d’oggi. “Se ci arriva un insulto sui social, significa che la persona che ce lo ha mandato si è dimenticata dell’empatia. A volte credo che per usare i social servirebbe una certa preparazione perché alcune persone non hanno le competenze cognitive per mettere un filtro tra quello che si divulga sui social e la realtà”.
Per fare un altro esempio pratico, l’esperto paragona due frasi apparentemente simili ma che, in realtà, partono da due presupposti molto diversi. Se si afferma: “Mamma ho preso quattro” è diverso rispetto a: “Mamma, il prof. mi ha dato 4”. “Nel primo caso, ci si assume una responsabilità di un brutto voto, nel secondo si delega ad altri una responsabilità che è, invece, individuale”, precisa Borzacchiello.
Esistono, poi, parole che fanno bene al sistema immunitario e altre invece che sono sconsigliate: “Esistono metafore che vanno ad abbassare il nostro sistema immunitario – spiega Borzacchiello – L’amigdala produce stress se udiamo termini come “guerra” e “battaglia”, mentre ci indurranno alla tranquillità le metafore che hanno legami con la natura, per noi fonte di benessere e piacevolezza”. Un concetto che l’esperto afferma essere più evidente in alcuni soggetti malati: “Difficilmente, per esempio, sentiremo un oncologo dire a un suo paziente il termine “guerra”, mentre lo potrebbe usare nel team con altri medici”.
Sviluppare intelligenza linguistica significa anche capire che un certo tipo di linguaggio può essere, per esempio, manipolazione politica. “Oggi ci troviamo di fronte a molti esempi di questo tipo – continua l’esperto – Da parte di alcune autorità vengono utilizzati dei termini che poche volte sono moderati e neutrali. Ma se noi, che recepiamo questi termini non siamo in grado di capire se sia o meno manipolazione, non avremo nessun filtro che ci consentirà di distinguere le informazioni dalle strumentalizzazioni”.
Parlare per credere.




