Substack sbarca in TV. Cosa si nasconde dietro la svolta video della piattaforma

Di il 27 Gennaio, 2026
substack moda
Con il lancio dell’app Substack TV su Apple TV e Google TV, la piattaforma nata come rifugio per le newsletter entra nella guerra dei video e del living room. Una mossa strategica che apre nuove opportunità di crescita, ma riaccende il malcontento degli utenti legati alla missione originaria

Substack entra ufficialmente nella guerra della TV.

La piattaforma nata come rifugio per newsletter indipendenti e longform ha lanciato Substack TV, una nuova app disponibile su Apple TV e Google TV, aprendo le porte ad una strategia che sta facendo discutere creator e utenti.

L’annuncio, raccontato dal CEO e co-fondatore Chris Best in un’intervista a The Hollywood Reporter, conferma una traiettoria ormai evidente: Substack vuole essere una piattaforma video a tutti gli effetti.

Cos’è Substack TV e cosa offre agli utenti

La nuova app consente agli abbonati di accedere ai video on demand e alle dirette dei creator seguiti, con una sezione “For You” che mette in evidenza sia i contenuti inclusi nelle proprie sottoscrizioni sia una selezione di video consigliati.

Ogni contenuto dispone inoltre di una pagina dedicata, pensata per esplorare in modo ordinato l’archivio video di uno specifico autore o progetto editoriale.

L’accesso è aperto sia agli utenti free sia a quelli a pagamento, con una fruizione dei contenuti coerente con il livello di abbonamento attivo.

Le anteprime dei contenuti premium per gli utenti gratuiti non sono ancora disponibili, ma Substack ha già annunciato che verranno introdotte in un aggiornamento futuro.

Chris Best ha inoltre spiegato a The Ankler che l’obiettivo è offrire una fruizione “più naturale” per i contenuti video longform: “Avere show live, podcast, video e in futuro anche articoli disponibili sulla TV aiuta le persone a passare più tempo con i media che apprezzano davvero”.

Una visione ribadita anche da Chris Cillizza, ex volto di CNN e autore della newsletter So What, che in un post su Substack ha scritto che “Il video non deve vivere in un solo posto. Deve essere ovunque una persona scelga di consumarlo”.

Competere nel salotto di casa

La mossa di Substack non arriva nel vuoto.

Il contesto è quello di una trasformazione radicale della televisione, sempre più contesa dalle piattaforme digitali.

YouTube sta già conquistando la visione televisiva negli Stati Uniti, diventando un punto di riferimento anche nel living room.

Inoltre, in questo scenario, Meta ha recentemente lanciato un’app di Instagram Reels per smart TV e TikTok starebbe sviluppando una propria TV app.

Durante una recente call con gli analisti, Ted Sarandos, co-CEO di Netflix ha affermato: “La TV non è più quella con cui siamo cresciuti. Oggi la TV è praticamente tutto”.

Substack, pur non avendo ancora un business pubblicitario strutturato, si inserisce in questo stesso terreno di gioco.

Pubblicità, investitori e pressione sulla crescita

La svolta video è anche una scelta economica.

Substack ha raccolto 100 milioni di dollari in un round di finanziamento che ha coinvolto The Chernin Group, BOND, Andreessen Horowitz e Rich Paul, raggiungendo una valutazione di 1,1 miliardi di dollari.

Hamish McKenzie, co-fondatore di Substack, ha raccontato che la piattaforma ha già avviato test di native advertising, inizialmente sui contenuti scritti, con l’ipotesi di estenderli in futuro anche al video.

Costruire un pubblico fidelizzato sullo schermo televisivo, prima ancora di introdurre la pubblicità video, rappresenterebbe un vantaggio competitivo evidente.

Fonte: Freepick

La frattura con la community storica

Ed è qui che nasce il problema.

Una parte consistente degli utenti – quelli che avevano creduto nella missione originaria di Substack – vive questa evoluzione come un tradimento.

Substack era nata come alternativa agli algoritmi social, come spazio per scrittori, giornalisti e intellettuali che volevano un rapporto diretto con i lettori, senza dipendere da metriche di visibilità o logiche di engagement forzato.

La spinta sempre più marcata verso il video, la TV e  potenzialmente la pubblicità, viene percepita come un allineamento a modelli già dominanti come YouTube e TikTok.

Un mercato saturo, ipercompetitivo, dove l’attenzione è la vera moneta. Chi conosce bene Substack lo sa: non è per questo che molti si erano iscritti.

Una piattaforma a un bivio

Chris Best difende la scelta parlando di libertà creativa e pluralità di formati: “Su Substack puoi pubblicare in molti formati mantenendo la stessa relazione diretta con gli abbonati”.

Ma quanto può spingersi una piattaforma senza perdere la propria identità?

Il cerchio sembra chiudersi ancora una volta. Un progetto nato con ideali chiari che, sotto la pressione della crescita e degli investitori, sceglie di inseguire il mercato. Ora Substack entra nella guerra della TV.

La vera incognita non è se funzionerà. È chi resterà lungo la strada.

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