James Talarico è il candidato texano al Senato degli Stati Uniti d’America.
Già finito nel radar della stampa internazionale, Talarico si sta facendo notare come stella nascente dell’anima più riformista e moderata dei democratici.
E per alcuni, tra non molti anni potrebbe essere il nuovo presidente americano.
In una recente e-news, Matteo Renzi ha detto di lui: “Sarebbe divertente e sorprendente se l’alternativa ai repubblicani nascesse dal profondo Texas”.
Infatti, è dal 1994 che il Texas non vota un democratico, ma questa volta le cose potrebbero andare diversamente.
La campagna di raccolta fondi di Talarico sta andando alla grande, e i suoi social media sono un esempio di scuola.
Chi è il candidato texano
Mentre i democratici sono impegnati a raccogliere fondi e donazioni anche grazie a un accorto uso di YouTube, Talarico in un solo trimestre ha raggiunto ben 13 milioni di dollari, secondo il Texas Tribune.
È una notizia rilevante perché a settembre, per Politico, Talarico scontava un ritardo, entrando nelle primarie da sfavorito rispetto a Colin Allred.
Un sondaggio di Public Policy Pollin nel precedente trimestre mostrava infatti che Allred contava sul 76% di riconoscibilità, avanti rispetto al 48% di Talarico.
Tra i repubblicani, è invece John Cornyn a registrare un vantaggio nel sostegno economico e nei sondaggi.
Ma nel giro di poche settimane, il trentaseienne ha vinto in modo incontrovertibile la competizione per l’attenzione, ma anche la più concreta mobilitazione per le donazioni.
Quasi la totalità di queste donazioni viene da persone comuni, e non da più strutturate e facoltose PAC (Political Action Committee), e si aggira su cifre irrisorie come 100 dollari o poco più.
Talarico, cresciuto da madre single, con un passato da insegnante nella scuola pubblica e studente part-time al seminario presbiteriano, dimostra quindi di avere il sostegno delle persone comuni innanzitutto.
Rob Flaherty, campaign manager di Kamala Harris, lo ha definito “il futuro del partito”.
Per il New York Times, Talarico è giovane, cristiano e chiaramente di talento. La sua è una politica dell’amore, ma non della passività: perché se devi amare i tuoi nemici, dei nemici devi prima farteli.

Il Longhorn, simbolo del Texas. Fonte: Vivian Arcidiacono via Unsplash.
Ribaltare i tavoli sui social
La comunicazione di James Talarico comincia con lo slogan “Flipping tables”: un gesto radicale, quello di ribaltare i tavoli, sintomo di esasperazione, frustrazione, rivolta.
È possibile che la dicitura, considerata la formazione di Talarico, si riferisca anche all’episodio del Nuovo Testamento, in cui Gesù ribalta i tavoli dei cambiavalute nel Tempio di Gerusalemme.
Si definisce un texano di ottava generazione, rivendica la sua formazione presbiteriana e la sua T, molti riconoscibile nella sua visual identity, sta infatti sia per Talarico che per Texas, lo stato con sui si identifica.
Della politica texana, dice che è stata a lungo dominata da politici-fantocci gestiti da ricchissimi donatori, ed è per questo che cerca con la sua campagna il sostegno, anche risicato, ma della gente comune, dei votanti.
Due sono gli obiettivi dichiarati della campagna: combattere la corruzione di Washington, e ridare il potere alla working class.
Talarico si è conquistato la fama sui social per le sue critiche alla legislazione repubblicana definendola anti-cristiana.
Dato che il suo addetto stampa, JT Ellis, vuole avvicinarlo agli elettori, non sorprende la presenza di Talarico da Joe Rogan.
Un segnale importante, che attesta innanzitutto la strategia di Talarico di andare nei posti dove le persone stanno, e dove non ci si aspetta di incontrarlo.
Ma è anche il segnale di una libertà di opinione e di conduzione da parte del podcaster preferito del presidente attuale Donald Trump.
La strategia di JT Ellis si spinge al punto che il team che gestisce i social di Talarico ha come linee guida di seguire anche profili che lo sostengono e che hanno molti follower.
Tra questi, attori e attrici porno, e star di OnlyFans, secondo un’indagine di Axios.
Tra Bibbia e autenticità
La comunicazione di James Talarico gli ha fatto guadagnare 1,7 milioni di follower su Instagram e quasi lo stesso numero su TikTok.
Non sarebbe la prima volta che si registra una vittoria giocata anche e soprattutto sui social, con l’ incumbent di turno: è una dinamica ben nota nelle campagne elettorali, dove si teme l’ “underdog”, il sottovalutato giovane rampante, che mina i candidati tradizionali proprio perché arriva come novità “incorrotta”.
Come scrive Axios, facendo l’esempio di Zohran Mamdani, gran parte degli americani si informa sui social media.
E Talarico sta facendo scorpacciata di video-podcast, passando da canali verticali come l’Holy Post, a quelli più divulgativi, come il canale della storica politica Heather Cox Richardson.
La comunicazione impostata da James Talarico per il formato verticale è molto diversa da quella di Mamdani: è sempre istituzionale, con pillole di oratoria estratte dai suoi discorsi.
Ed è quasi del tutto incentrata sul problema del divario della ricchezza: attacca frontalmente milionari e miliardari, la sola “minoranza che sta distruggendo l’America”, facendo tornare una battaglia storica della sinistra nella legittima casa dei Dem.
Spesso, i suoi video più virali sono girati a partire da riferimenti biblici.
Parla di “affamati” e “bisognosi di cura”, criticando i tagli alla sanità e all’assistenza dei più poveri.
Di Charlie Kirk ha detto che era un “figlio di Dio”, anche se erano in disaccordo su tutto.
Quasi 20 milioni conta il reel in cui ha accusato i Repubblicani di aver infranto il quarto comandamento, mentre altrove ha chiesto caustico:
“Cosa farebbe Gesù di un sistema di tassazione che beneficia i più ricchi?”
Ma come ampiamente ripetuto, i like non mutano necessariamente in voti, ma l’autenticità sì.
Parola abusata in politica, resta comunque la qualità più dirimente, come provato anche dai risultati della ricerca New Wave sui giovani politici italiani.




