Fonte immagine di copertina: Freepick
A un mese dal referendum sulla riforma della Giustizia il dibattito politico si è arroventato a tal punto che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha presieduto eccezionalmente una seduta ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura, parlamentino delle toghe.
Lo ha fatto per la “la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale” dell’organo finito sotto attacco persino del Guardasigilli Carlo Nordio e “l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare – particolarmente da parte delle altre istituzioni – nei confronti di questa istituzione”.
I social media manager politici sordi alle richieste di Mattarella
Una tirata d’orecchie in piena regola che s’è resa necessaria dopo le esternazioni via via sempre più sguaiate e un invito a moderare i toni che però, a giudicare dai post social dei principali partiti di maggioranza e opposizione non pare essere stata accolta.
Nonostante la riforma della Giustizia sia riforma postuma rispetto al berlusconismo, è Fratelli d’Italia il partito più attivo con la propaganda social.
Lo schieramento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel suo storytelling ha individuato un facile avversario (Nicola Gratteri che s’è lasciato andare a una dichiarazione oltremodo infelice, “Votano Sì massoni deviati, imputati e indagati” che gli ha attirato le critiche di altri magistrati) e insiste dandogli contro.
L’iper attivismo social di Fratelli d’Italia
Ma è proprio la Giustizia nel suo insieme a essere finita alla sbarra nel tribunalino social messo in piedi da Fratelli d’Italia che con animazioni e grafiche ricorda ai propri elettori e agli internauti di passaggio quelli che il copy afferma essere “i numeri della vergogna“.
Del resto la riforma Nordio oltre a introdurre la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri crea una Corte disciplinare di rango costituzionale alla quale viene attribuita la competenza sui procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, attualmente competenza del Csm.
Non mancano così i post finalizzati a soddisfare il revanscismo di chi, finito negli ingranaggi della Giustizia, ritenga di esserne rimasto stritolato.
Si fa presa sulle paure
Ma soprattutto abbondano quelli che, facendo leva sulle paure più ataviche dell’elettorato (criminalità e immigrazione controllata, molto spesso indicate come sinonimi nella narrazione politica della destra), lasciano intendere che votando Sì al Referendum i giudici dalla scarcerazione facile ci penseranno due volte prima di rimettere in strada chi, a detta del social media manager di FdI, andasse invece sbattuto nelle patrie galere.
“Molestatore liberato, lo salvò il Governo giallorosso e il solito giro di toghe“, “Sperona la barca della Guardia di Finanza e i giudici la assolvono” e “Algerino pluricondannato, ha picchiato una donna a sangue, il governo lo butta fuori ma il giudice lo fa rientrare e multa il Viminale“, tra gli ultimi interventi.
Il tentativo di farne battaglia trasversale
Nel profluvio di post i più interessanti sono quelli che provano a rosicchiare elettorato all’opposizione.
“A favore del Sì un grillino su 4, I sostenitori della riforma sono il 53 per cento, di cui il 15 per cento nel PD”, “Il fondatore del Pd e leader dei Riformisti Morando: Errore schierarsi per il No“, “Espulsioni facili per i condannati il 78 per cento di chi vota a sinistra dice sì“, “Sono del PD ma voterò Sì al referendum sulla giustizia“, fino al copy “Questo è il vero referendum anti casta” che ripesca terminologie e battaglie del grillismo delle origine nella speranza di risvegliare antichi fervori.
FdI ruba spazio e temi alla Lega?
Ma l’incessante martellamento social di Fratelli d’Italia non è volto solo a erodere consensi alle opposizioni e al blocco del “No”.
Con i numerosi post sui presunti errori giudiziari che rimetterebbero in libertà i clandestini e, in particolare, su Carola Rackete (l’attivista assurta agli onori delle cronache per aver speronato una motovedetta delle Fiamme gialle che le impediva l’attracco al porto e il conseguente sbarco di migranti a bordo della nave) il partito della presidente del Consiglio sta soprattutto cannibalizzando la Lega.
È il leader del Carroccio Matteo Salvini, del resto, il vero responsabile della chiusura dei porti ai tempi del governo gialloverde (non a caso sul profilo Instagram della Lega c’è ‘pinnato’ il post “Assolto – Difendere i confini non è reato“) ed è lui che si è sempre intestato il tema dei respingimenti in mare. Ma adesso fatica a tenere il passo.
La Lega preferisce colpire l’Islam (e va a traino della serie su Tortora)
La battaglia per il Referendum sembra meno sentita sul profilo della Lega, tra post contro i centri sociali (le loro occupazioni costerebbero 72 milioni l’anno), altri che nell’anniversario della guerra tra la Russia e l’Ucraina iniziata da Mosca esortano alla pace e un buon numero di interventi contro l’Islam, argomento sempreverde presso l’elettorato (“Ora gli islamisti vogliono chiudere le scuole per il Ramadan”, “Ramadan, musulmani pregano a Times Square” fino alla fiaccolata sulla neve “contro l’Islam radicale e la sharia” di Silvia Sardone e Susanna Ceccardi – entrambe onorevoli leghiste – spacciata quasi come novella disciplina olimpionica).
Curiosa la scelta leghista di ripescare il caso Tortora come emblema di mala giustizia: ci sarà chi malignerà che voglia legarsi alla serie di Marco Bellocchio “Portobello” arrivata sullo streaming HBO proprio in questi giorni, di certo così facendo si testimonia solo che gli errori clamorosi siano fortunatamente rari e risalenti.
Forza Italia sui social non è poi così attiva (ed è pure un po’ boomer)
Come già si anticipava, Fratelli d’Italia scippa argomenti alla Lega ma soprattutto il tema della Giustizia a Forza Italia.
Si ricorderà che la riforma costituzionale voluta da FdI è un’altra e riguarda il premierato: le toghe sono sempre stato l’obiettivo prediletto di Silvio Berlusconi, non a caso il partito oggi a guida Antonio Tajani porta avanti la battaglia per un motivo identitario, di bandiera.
Ma scrollando i social forzisti (per comodità e brevità questa analisi ha preso in considerazione i soli profili Instagram, ma i messaggi più o meno si ripetono uguali su tutte le piattaforme) si nota subito come con la scomparsa del fondatore l’acredine per la magistratura risulti sbiadita.
Con l’effetto che i post per il Sì al referendum sono annacquati da altri sulle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina, le conseguenze positive delle norme volte a semplificare la Pubblica Amministrazione, il +0,2 incassato virtualmente nelle intenzioni di voto degli elettori, fino a un post decisamente boomer che se la prende con la pagina satirica “Ansia.it” per aver spacciato la ‘fake-news’ “Tajani non può sedersi al Board of Peace se prima indossa il cappellino di Trump“.
E il PD?
‘Sì, ma il PD?’ recitava un tormentone social qualche anno fa, ai tempi del grillismo.
Sul fronte opposto si dimena il Partito Democratico che dedica ai punti salienti della riforma Nordio caroselli (evidenziando quelle che ritiene essere le criticità della novella legislativa, s’intende), grafiche (di dubbio gusto quella che evidenza il “No” nel cognome Nordio, NO – rdio, anche per ciò che lascia fuori), filmatini, e clip nelle quali ricorre a personaggi particolarmente social (su tutti, lo storico Alessandro Barbero) per dare maggiore forza al proprio messaggio.
La tiepida propaganda pentastellata
Non sembrano particolarmente a proprio agio sul tema i 5 Stelle, che infatti appaltano buona parte della propaganda social a Roberto Scarpinato, senatore pentastellato, membro delle Commissioni Giustizia e Antimafia.
Fa specie osservare che, in aggiunta agli interventi del singolo onorevole, se ne trovino appena un paio recenti: uno del filosofo Massimo Cacciari, che militò però per nel PD, e l’altro del comico Maurizio Crozza.
Come mai altri pentastellati di spicco non vengono ripresi? Che FdI tocchi un tasto dolente quando riporta che un elettore 5Stelle su quattro voterà Sì?
Saltano i colori tradizionali
Una curiosità cromatica: per la propaganda referendaria Fratelli d’Italia ha scelto il colore rosso che vira verso il nero, il PD invece ha optato per il rosa Pantera Rosa, la Lega non ha scelto una grafica univoca ma ricorre spesso al nero, mentre i 5 Stelle usano in combinato il bianco e il rosso.
Forza Italia ricorre al blu al posto dell’azzurro. Nessuno ha usato le proprie livree, come se ogni partito non volesse comunque mettere il cappello (dunque grafiche e colori) sui messaggi veicolati a favore dell’una o dell’altra tesi.
Chi s’appella a Sanremo per il miracolo
Nella settimana del Festival della Canzone potevano mancare grafiche e sardonici rimandi a Sanremo? Possibilmente sì, invece sono arrivati.
Apre le danze Fratelli d’Italia con un carosello che sbeffeggia gli avversari politici e non solo (Gratteri canterà “Maledetta cronologia”, Marco Travaglio “Vuoto di memoria”, Nichi Vendola “Voterei ma non posso”) seguita da Forza Italia (l’Anm si esibirà sul palco dell’Ariston con “Nessuno mi può giudicare”, Matteo Renzi porterà “Soldi”, Ilaria Salis competerà con “Apri tutte le porte”, Maurizio Landini con “Parole, parole”).
Se non vi scappa da ridere probabilmente ciò depone a favore del vostro umorismo. Tacciono almeno per il momento i social delle opposizioni. E una volta tanto il silenzio dei partiti di minoranza non è per forza un male.
Gli scivoloni comunicativi da ambo i lati
Anche perché le gaffe social nel propagandare le proprie tesi sul referendum non sono mancate né dall’una né dall’altra parte.
Si va da post eccessivamente duri di FdI (in questo si mette alla gogna mediatica il presidente del Tribunale di Palermo, mentre Atreju propone un fotomontaggio a base di IA in cui un magistrato bacia sulla bocca una attivista, presumibilmente Carola Rackete, con il copy: “Una relazione tossica per l’Italia“) al PD che ha graficato a tema referendarie le immagini degli Azzurri del curling Constantini e Mosaner, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Milano Cortina, senza però aver chiesto prima il loro permesso.
Si sono così tirati contro le critiche degli sportivi e del presidente del Coni. Risultato? Post rimosso nel giro di poche ore.




