Lula ha un esercito. Ma milita solo su WhatsApp

Di il 28 Ottobre, 2026
Bistrattato dai grandi social americani che avrebbero favorito i post di Bolsonaro Jr, l'81enne Lula ha completato la “missão reviravolta” (missione rimonta) grazie al passaparola via chat
Immagine di copertina: Luiz Inácio Lula da Silva. Fonte: Flickr

Mentre Flávio Nantes Bolsonaro, figlio primogenito dell’ex presidente del Brasile Jair, ripara mestamente negli Stati Uniti, i politologi e gli esperti di comunicazione di mezzo mondo si affannano a comprendere cosa ci sia dietro il successo inatteso di Luiz Inácio Lula da Silva, per la quarta volta inquilino di Palácio do Planalto dopo una rimonta inattesa e insperata.

Un esercito virtuale contro gli algoritmi dei social

Il segreto della vittoria dell’acciacato ma mai domo politico 81enne pare risiedere in WhatsApp, per la precisione in un canale denominato Exercito do Lula, ovvero “L’esercito di Lula” aperto da un deputato brasiliano, Andre Janones che ha la metà dei suoi anni (classe 1984) e ha trascorso le settimane intercorse tra il ballottaggio e l’ultima chiamata alle urne per creare una massa critica che non fosse solo virtuale ma anche reale.

Una beffa per Bolsonaro Jr. che, al pari del presidente statunitense Donald Trump, era convinto di avere i social dalla sua grazie alla maggior facilità con cui gli algoritmi che governano le piattaforme rendevano virali i suoi post.

In tutto il mondo, del resto, gli argomenti maggiormente divisivi vengono cavalcati con maggiore successo dai politici di estrema destra. Ma non ci sarebbe stato solo quello. Il colosso statunitense Meta, proprietario di Facebook e Instagram, è stato infatti ufficialmente accusato davanti alla massima autorità brasiliana in tema di regolarità del voto, la Corte Elettorale Superiore, di aver censurato i contenuti di Lula e favorito il materiale a sostegno di Bolsonaro.

Menlo Park da parte sua nega, parlando di errori tecnici, ma si è fatto largo il sospetto che ingerenze statunitensi fossero all’opera.

I social favoriscono le destre?

Quel che è certo è che il social network nel mentre ha fatto affari d’oro. Scrive il portale brasiliano G1: “Negli ultimi anni, la spesa per le campagne elettorali con Meta è cresciuta significativamente . Nel 2018, l’importo speso con l’azienda si aggirava intorno ai 23 milioni di Real. Nel bilancio parziale del ciclo elettorale del 2026, la cifra ha già raggiunto circa 290 milioni di Real”.

La parte più interessante, anche alla luce delle controversie sollevate davanti alla Corte Elettorale Superiore (che ha faticato e non poco per dare risposte tempestive, vista l’immediatezza dei social) riguarda l’identità del candidato che ha sborsato di più: “Flávio Bolsonaro (PL) è quello che ha stipulato il maggior numero di contratti diretti con Meta nel 2026, per un totale di 7,45 milioni di Real.

Questa cifra è quasi il triplo di quella del suo avversario alle elezioni, Lula (PT), che finora ha dichiarato spese per 2,59 milioni con la stessa azienda”.

Flavio Bolsonaro. Fonte: Flickr

Chi di Meta ferisce, di Meta perisce?

Mentre i contenuti di Lula sparivano da Facebook su un’altra piattaforma sempre di Meta, WhatsApp, si rimpolpavano le schiere dell’Exercito do Lula. Merito del lavoro infaticabile del deputato brasiliano, Andre Janones – ribattezzato “generale” dallo stesso Lula – capace di portare il canale dell’app di messaggeria istantanea da 40mila a circa 11 milioni di iscritti nel giro di un paio di settimane.

Non ha dubbi il New York Times: la vittoria di Lula si deve a una grandinata di messaggi, meme e inviti virtuali arrivati attraverso gli smartphone. Molti di questi spronavano alla mobilitazione e iniziavano con “Ragazzi è urgente” per ingenerare la convinzione che ciascuno potesse fare, nel proprio piccolo, qualcosa.

L’ultima chiamata collettiva il giorno del voto: la richiesta di condividere un selfie davanti al seggio elettorale con le dita a “L”. Ne sarebbero stati scattati milioni. Un tam tam social-mediatico costante per impedire il ritorno dei Bolsonaro al potere, riuscendo in ciò che non era mai accaduto prima: capovolgere i risultati di un ballottaggio.

Bolsonaro Jr aveva infatti ottenuto 56,1 milioni di voti al primo turno e ne ha ricevuti altri 3,7 milioni al ballottaggio, fermandosi sotto la soglia psicologica dei sessanta milioni. Lula, al contrario, è passato da 53,9 a 64,2 milioni di voti.

Un balzo di oltre 10 milioni, sintomo che il presidente uscente ha saputo far presa soprattutto sugli indecisi.

Le strade come i social

Ma sarebbe sbagliato pensare che quella massa di persone schierata contro Bolsonaro sia rimasta a casa a compulsare forsennatamente davanti tablet, laptop e smartphone.

Come ricorda il Guardian, sono anzitutto scese in piazza: prima gli studenti dell’Università Federale Fluminense si sono riversati a Niterói, una città di 480.000 abitanti situata sulla sponda opposta della baia di Guanabara rispetto a Rio de Janeiro, per protestare contro l’estrema destra, quindi altre proteste sono apparse a macchia di ghepardo in tutto l’immenso Paese sudamericano, che si caratterizza per un’età media molto giovane (circa 35 anni, contro i 47 del nostro Paese).

Gli studenti, insomma, hanno un peso specifico rilevante nelle questioni politiche.

“Le strade e i social media si sovrappongono quasi completamente”, ha affermato Fábio Vasconcellos, ricercatore presso il gruppo di Rappresentanza e Legittimità Democratica dell’Università Federale del Paraná. Mentre Janones accudiva il vivaio virtuale, Lula varava sussidi al limite di quanto consentito dalla legge elettorale alla voce “voti di scambio”, tra cui l’aumento e l’anticipo dei pagamenti del principale programma di trasferimenti monetari per le famiglie povere.

Parallelamente, non sono mancati i passi falsi nella comunicazione ufficiale dell’avversario, con Bolsonaro che a pochi giorni dal voto ha deriso l’avversario apostrofandolo “signor 9 dita”, permettendo così a Lula di ribadire in televisione che nessuno meglio di lui conosce i drammi della sicurezza sul lavoro, dato che quell’incidente gli capitò in fabbrica a soli 17 anni.

Luiz Inácio Lula da Silva. Fonte: Wikimedia Commons

Lula mette i social nel mirino

Il presidente 81enne ha parlato domenica sera, 25 ottobre, e nel suo primo discorso alla nazione post ballottaggio ha promesso che sotto la sua quarta presidenza i social media e più in generale i colossi del Web dovranno essere regolamentati.

Un guanto di sfida indirizzato agli Usa, sede delle principali aziende di Internet, giustificato dal fatto che chi fa miliardi in Brasile dovrà pagare le tasse in Brasile, anche se in molti ci leggono una ritorsione verso quanto accaduto durante la campagna elettorale.

Quel che è certo è che il sindacalista ottuagenario non ha mai posseduto uno smartphone e fino a pochi giorni fa non voleva averne uno ma ora che il “generale” del suo esercito virtuale gli ha dimostrato quanto siano efficaci simili chiamate alle armi digitali, ha già annunciato che dialogherà coi brasiliani ogni giorno attraverso video registrati in modo grezzo, alla sua maniera.

Insomma, anche dall’altra parte del mondo vale il detto “se non puoi vincerli, unisciti a loro”.

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Carlo Terzano
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Carlo Terzano è un giornalista politico ed economico, con la passione per le nuove tecnologie e l'automotive. Già caporedattore di StartupItalia, ha collaborato e collabora oltre che con Mediatrends anche con Start Magazine, Wired, Radio 24, R101, Formiche, Corriere Innovazione e Lettera43.it.