Caso Roggero, la propaganda politica è sempre legittima?

Di il 20 Luglio, 2026
La riforma della legittima difesa e il gioielliere Mario Roggero finiscono nel tritacarne elettorale di una destra di governo che teme di essere superata (a destra) dalle truppe del generale Vannacci
Immagine di copertina: Mario Roggero

Sul caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per avere ucciso due rapinatori nel 2021, persino Giorgia Meloni, parecchio più prudente nelle dichiarazioni da quando è a Palazzo Chigi, ha deciso di attuare una manovra in due tempi, che però non camuffa la brusca accelerazione attuata nel tentativo di non essere superata – naturalmente a destra – da Matteo Salvini e da Roberto Vannacci, gli esponenti di partito più aggressivi su questa vicenda giudiziaria.

La manovra in due tempi di Giorgia Meloni

Contestualmente alla sentenza la presidente del Consiglio aveva infatti scritto sui suoi social: “Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto”, prendendo dunque di petto solo la parte della pronuncia relativa al risarcimento e lasciando intendere che non volesse entrare nel merito della stessa.

Passano però 48 ore – durante le quali il caso Roggero viene sfruttato soprattutto da leghisti e vannacciani per invocare la riforma dell’istituto giuridico della legittima difesa – e la numero uno di Fratelli d’Italia sente il bisogno di tornare sull’argomento e farlo con parole molto più forti.

Meloni: “Il gioielliere Roggero? Chi può giudicare la sua paura e il suo stress? Quella pena è sproporzionata”, il titolo dell’articolo che contiene alcune dichiarazioni della premier rilasciate al Corriere della Sera.

“Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c’è un problema di proporzionalità delle pene”, l’affondo della presidente del Consiglio che però non si capisce se se la stia prendendo coi giudici o con i tanti ritocchi al codice penale che si sono susseguiti per mano politica negli anni proprio sull’onda dell’emozione suscitata da casi come questo e che hanno poi portato a cornici edittali illogiche e difficilmente motivabili.

Alla redazione romana del quotidiano diretto da Luciano Fontana Meloni specifica che pure la fuga in avanti del ministro della Giustizia Carlo Nordio sull’istruttoria per graziare Mario Roggero, costata poi all’ex magistrato oggi Guardasigilli una tirata d’orecchi del Colle ben poco lusinghiera, era una sua idea: “certo che gli ho detto io di andare avanti”.

Giorgia Meloni. Fonte: Shutterstock

Matteo Salvini torna alle t-shirt di lotta

Parole con cui Meloni dismette i panni del presidente del Consiglio per riprendere quelli del candidato in vista delle prossime elezioni, intestandosi la piena responsabilità di una richiesta di grazia tanto irrituale.

Ma mentre la leader di Fratelli d’Italia prova a recuperare terreno, Matteo Salvini ha già preso il largo. Il leader leghista, cui del resto i panni del ministro dell’Infrastrutture sono sempre andati stretti, non ha problemi a reinfilarsi una delle sue tante t-shirt da battaglia elettorale (una maglietta bianca con l’immagine stilizzata e monocromatica di Roggero completata dalla scritta “Grazia subito”) per andare a trovare il gioielliere in carcere e spingersi dove la premier non può (a Bollate comunque è andato anche Ciro Maschio di Fdi, presidente della commissione giustizia della Camera).

E se Meloni non esplicita il proprio bersaglio, il segretario federale leghista, in affanno di consensi elettorali come pure all’interno del proprio partito (il Consiglio federale di metà giugno, durato oltre quattro ore, ha fatto emergere i tanti malumori del partito verso il suo leader, accusato anche di aver portato alla ribalta Vannacci), non le manda a dire: “Conto che la giustizia sia Giustizia con la G maiuscola, non come quella che ha mandato in galera un uomo di 72 anni che ha lavorato per tutta la vita e che ha difeso sé stesso, sua moglie e sua figlia da dei rapinatori. Questa per me non è giustizia”.

Chi meglio di Salvini, del resto, potrà mai comprendere il dramma umano vissuto da Roggero? “Ci sono passato anche io – scrive il vicepremier come un novello Silvio Pellico sempre a favore di social – e so bene purtroppo cosa vuole dire aspettare per mesi, per giorni, per ore la sentenza finale dei giudici della Corte di Cassazione che hanno in mano la tua vita e la tua libertà”.

La Lega spiazza gli alleati

La mossa leghista è a tenaglia: mentre Salvini propone di candidare Roggero, facendone l’equipollente di destra di Ilaria Salis (con la differenza che qui si vuole sottrarre alla giustizia nazionale un condannato mentre si è al governo, non una connazionale imputata nella ‘democratura’ ungherese di Victor Orban), il leghista Claudio Borghi subito deposita un provvedimento per modificare i contorni della legittima difesa prevedendo espressamente la non punibilità di “qualsiasi reazione” nella immediatezza di una aggressione a mano armata in casa o in negozio “indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta”.

Un provvedimento provocatorio che odora di incostituzionalità manifesta e che potrebbe non superare nemmeno il vaglio ex ante da parte del presidente Sergio Mattarella, con Borghi però che, rispondendo su X a una domanda del sottoscritto, rassicura lasciando intendere che in quel caso tirerebbe dritto, ripresentando il testo tal quale (il Capo dello Stato in seconda battuta sarebbe obbligato a firmare la promulgazione).

Le difficoltà di Tajani

Si barcamena Antonio Tajani ribadendo nei fatti che, a due anni dalla morte di Silvio Berlusconi, Forza Italia quando si parla di giustizia preferisce restare nell’alveo dei moderati. Sono insomma sbiadite le immagini delle marce dell’allora Pdl sul tribunale di Milano da parte di molti onorevoli ancora oggi in carica, tra cui la ministra per le Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati, per protestare contro gli innumerevoli processi a carico del fondatore di partito.

“Non c’è dubbio, per noi ha sbagliato, ha commesso un reato, è colpevole”, dice il titolare della Farnesina dimostrandosi il solo tra i big delle forze di maggioranza a esprimersi sul merito. “È andato oltre la legittima difesa e non abbiamo nulla da contestare alla magistratura. Non attacchiamo la sentenza” ma “saremmo favorevoli a un atto di clemenza”.

Quanto a possibili riforme dei limiti della legittima difesa, però, il numero 1 di Forza Italia pare dettare la linea del partito: “Non siamo per il Far West, siamo per il perdono”.

Resta dunque da chiedersi se una maggioranza che ha già subito forti fibrillazioni sul terreno della legge elettorale in merito agli emendamenti sulle preferenze, troverà compattezza sulla strategia di presentarsi alle elezioni ponendo in essere lo sgarbo istituzionale di ripresentare al Colle la medesima legge, ben sapendo peraltro che la Consulta, una volta adita in via incidentale da un giudice chiamato a occuparsi di un caso simile, ne farebbe coriandoli.

“Nel frattempo la legge è quella e Roggero torna libero”, taglia corto sempre su X Borghi, il suo primo firmatario.

Roberto Vannacci. Fonte: Shutterstock

Il generale Vannacci supera tutti a destra?

Insomma, il caso Roggero pare svegliare dal torpore governativo ed estivo la destra, ma le posizioni dei singoli partiti che compongono la maggioranza sono assai diverse.

Meloni invoca la grazia e pare voler rendere più omogenee e logiche le cornici edittali (a tal fine giova aggiungere che il giudice Stefano Celli, vicesegretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, a QN ha sottolineato che “i giudici hanno tenuto conto del contesto e della storia” di Roggero “concedendogli le attenuanti che hanno ridotto la pena a meno della metà della reclusione massima applicabile”), mentre la Lega ha scelto di sferzare il Colle.

Fuori dal perimetro dell’esecutivo ha gioco assai facile a cavalcare la vicenda l’ex generale Roberto Vannacci, che se da un lato non vuole contendersi il gioielliere finito in carcere con il Carroccio (“lasciamo alla sinistra queste pratiche visto che ha già sottratto a un tribunale chi ha commesso reati”), e resta pure cauto sulla possibilità di andare a trovarlo come fatto da Salvini (“Non si può andare a trovare dei detenuti specifici, si può visitare la struttura carceraria: ne ho già visitata una, a Rebibbia, potrei andare a visitarne un’altra per vedere qual è la situazione dei carcerati e la situazione anche della polizia penitenziaria”), dall’altro precisa come intende muoversi.

“Sosteniamo la richiesta di un atto di clemenza nei suoi confronti, il differimento della carcerazione e chiediamo che venga esaminata prima possibile la nostra proposta che esclude il risarcimento per chi delinque, in caso di danni subiti durante il reato, chiedendo che possa avere effetto retroattivo”.

Sui social presidia il tema diventato più caldo delle temperature degli ultimi giorni e in Parlamento le truppe del generale si muovono: Vannacci ha arruolato come capo dell’ufficio legislativo alla Camera Sergio Novani, coordinatore proprio del collegio difensivo di Roggero.

“Per noi la difesa è sempre legittima”, scandisce rubando lo slogan alla Lega. Già chiare le idee di una possibile rifgorma: “Vogliamo estenderne il perimetro ai luoghi vicini rispetto a quello dove si è consumato il delitto. Con questa norma il caso Roggero sarebbe già risolto”. Quindi Vannacci si rivolge a Mattarella: “Se fossi in lui un pensiero alla grazia ce lo farei”.

Continuamente tirato dalla giacchetta un po’ da tutti i politici di destra, per il Capo dello Stato il quarto anno del secondo mandato (per un totale di 11 anni) rischia di essere un “fine pena mai”.

 

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Carlo Terzano
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Carlo Terzano è un giornalista politico ed economico, con la passione per le nuove tecnologie e l'automotive. Già caporedattore di StartupItalia, ha collaborato e collabora oltre che con Mediatrends anche con Start Magazine, Wired, Radio 24, R101, Formiche, Corriere Innovazione e Lettera43.it.