Trump e il mondo MAGA s’azzuffano sul ring della UFC?

Di il 14 Aprile, 2026
I principali volti del movimento dell'America First bersagliano di critiche Trump e in tutta risposta il presidente li mette alla berlina su Truth. Che succede tra Donald e i MAGA?
Immagine di copertina: il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Fonte: Shutterstock

Mentre il mondo nell’ultimo weekend assisteva col fiato sospeso – data l’importanza strategica dello Stretto di Hormuz per l’economia globale – ai negoziati per provare a risolvere il conflitto in Medio Oriente fatto detonare da Israele e Stati Uniti, il presidente americano guardava a ben altra tregua.

Quella con almeno parte della sua base MAGA, che si è via via allontanata dal tycoon per i numerosi conflitti esportati qua e là, dal Venezuela all’Iran, a spese dei contribuenti americani.

Un ring per azzuffarsi meglio coi MAGA?

Per questo, anziché seguire lo svolgersi delle operazioni diplomatiche dalla situation room della Casa Bianca o da quella gemella – usata assai più spesso – che il presidente s’è fatto approntare nella sua dimora privata di Mar-a-Lago a Palm Beach, in Florida, Donald Trump si è immerso nel caos della UFC 327, competizione di arti marziali miste che si è tenuta al Kaseya Center di Miami.

Là Trump, mentre il suo vice J.D. Vance portava avanti a Islamabad i colloqui con i rappresentanti del regime degli ayatollah che il conflitto in corso avrebbe dovuto far capitolare, scendeva nel ring accompagnato dal CEO e presidente dell’Ultimate Fighting Championship, Dana White (che, si ricorderà, è entrato nel board di Meta di Mark Zuckerberg proprio lo scorso anno, in concomitanza con la rielezione del tycoon), incontrando una figura di spicco del movimento MAGA: Joe Rogan.

Joe Rogan free Flickr

Joe Rogan. Foto: Flickr

Trump ha tradito l’America First?

È stato Trump a chiamare Rogan, tra i podcaster più ascoltati e seguiti nell’ambiente dell’estrema destra americana (col suo tam tam via etere avrebbe contribuito secondo molti analisti al ritorno di The Donald alla Casa Bianca) e i due si sono scambiati solo qualche pacca e un sorriso, almeno a favore di telecamera.

Non è dato invece sapere se si siano incontrati a latere dell’incontro. Ma tanto basta perché la stampa ipotizzi un possibile riavvicinamento.

L’entusiasmo di Rogan per l’attuale presidente USA, del resto, si è raffreddato abbastanza in fretta dal momento che pure l’ex atleta di arti marziali oggi famoso volto di YouTube, come molti altri militanti MAGA, s’aspettava un secondo mandato di Trump all’insegna del motto “America First” anche a discapito della politica estera americana.

Nei suoi primi quattro anni da presidente, Trump sembrava infatti aver voluto archiviare l’imperialismo statunitense ritirando alla chetichella truppe da conflitti tutt’altro che risolti.

Le critiche di Rogan a Trump

Dal suo The Joe Rogan Experience che su YouTube conta oltre 20 milioni di iscritti, l’ex supporter americano prima s’è scagliato contro la Casa Bianca per il trattamento riservato ai presunti immigrati irregolari dall’ICE, la temibile polizia di frontiera, finendo col cacciare dal Paese “persone che hanno lavorato per tutta la vita negli USA”, quindi ha sferzato Trump sia per la guerra in Iran, definita nel linguaggio che contraddistingue il commentatore statunitense “un casino senza uscita”, sia per la gestione caracollante degli Epstein Files, con documenti rilasciati alla stampa a patto che inguaiassero i rivali del tycoon, mentre conservavano numerosi omissis su parti evidentemente sfavorevoli al governo USA.

Infine Rogan ha unito i due temi, iniziando a bisbigliare nelle orecchie degli ascoltatori MAGA che la guerra contro l’Iran potrebbe essere stata fatta esplodere proprio per distrarre l’opinione pubblica da quel pericolosissimo archivio. Pericolosissimo anche e soprattutto per chi occupa lo Studio ovale.

Dagli influencer americani la stessa propaganda iraniana

La medesima teoria, come s’è visto in quest’altro approfondimento, è peraltro portata avanti da tempo dalla propaganda iraniana. Troppo, per Trump, che finora aveva comunque sempre dimostrato una maggior soglia della sopportazione nei confronti di podcaster, content creator e influencer – che evidentemente ritiene più insidiosi – rispetto a quella riservata a favore di giornalisti, testate ed emittenti tradizionali, scudisciati ormai a ritmo quotidiano.

Si ricorderà che, lo scorso autunno, il Pentagono aveva revocato gli accessi stampa a diverse testate tradizionali, rimpiazzandole con creator come Loomer e Cam Higby. Ma ora la misura pare colma: anche i creator, proprio come i media canonici, paiono aver deluso Trump.

Di qui, appunto, l’esigenza forse di provare a organizzare un incontro, benché fulmineo, con Rogan proprio in uno dei weekend più caldi del suo mandato. Delle due, l’una: o Trump sapeva già che il primo round di negoziati sarebbe fallito o gli importava maggiormente riappacificarsi con uno dei tanti megafoni del mondo MAGA che con Teheran.

laura loomer trump

Donald Trump e Laura Loomer. Fonte: Wikimedia Commons

Non solo i giornali. Trump ora colpisce anche i podcaster

Uno dei molti e non l’unico megafono, appunto. Gli altri Trump li ha invece apertamente sfidati su Truth, il social di sua proprietà: “So perché Tucker Carlson, Megyn Kelly, Candace Owens e Alex Jones mi hanno attaccato per anni, soprattutto perché pensano che sia meraviglioso che l’Iran, il principale sponsor statale del terrorismo, abbia un’arma nucleare: hanno una cosa in comune, un QI basso. Sono stupidi, lo sanno loro, lo sanno le loro famiglie e lo sanno tutti!”, li ha sferzati con un post poco presidenziale.

Quindi ha aggiunto: “Guardate il loro passato, guardate il loro curriculum. Non hanno le carte in regola e non le hanno mai avute! Sono stati tutti cacciati dalla televisione, hanno perso i loro programmi e non vengono nemmeno più invitati in Tv perché a nessuno importa di loro, sono dei pazzi, dei problemi e direbbero qualsiasi cosa pur di ottenere un po’ di pubblicità “gratuita” e a buon mercato”.

“Ora – ha sibilato Trump – pensano di ottenere qualche click grazie ai loro podcast di terz’ordine, ma nessuno ne parla e le loro opinioni sono l’opposto di MAGA. Altrimenti non avrei vinto le elezioni presidenziali con una vittoria schiacciante. MAGA è d’accordo con me e ha appena dato alla CNN un indice di gradimento del 100% per Trump, non per degli idioti che si agitano come Tucker Carlson, che non è nemmeno riuscito a finire il college”, la chiosa dell’inquilino della Casa Bianca.

Cosa aveva detto Carlson

Tra i bersagli di Trump c’è quel Tucker Carlson (non si ricorda mai abbastanza che è figlio d’arte: il padre, Dick, dirigeva Voice of America sotto la presidenza di Ronald Regan), così estremista da essere stato licenziato da Fox e da vantare nel proprio giro d’amici leader politici non proprio popolari come Vladimir Putin e Viktor Orbán, ma soprattutto da prestare la propria piattaforma podcast all’influencer nazista-groyper Nick Fuentes.

Carlson, impegnato a lanciare, in collaborazione con Skyhorse Publishing, la sua collana editoriale (tra i libri già annunciati quelli di Russell Brand, Milo Yiannopoulos e del dottor Patrick Soon-Shiong), particolarmente critico per usare un eufemismo con la decisione di Trump di inseguire il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nella guerra in Iran, ha invitato i funzionari americani a disattendere le direttive di uno come Trump che potrebbe “far scoppiare una guerra nucleare”.

Trump teme chi agita il 25esimo emendamento?

Le altre figure di riferimento per l’estrema destra statunitense messe alla berlina social da Trump, ovvero l’opinionista conservatrice Megyn Kelly (ex ospite fisso di Fox, oggi nota per il podcast The Megyn Kelly Show) e Candace Owens, la cospirazionista che sosteneva che Brigitte Macron fosse un uomo, nei giorni scorsi avevano accusato Trump di delirare sui social invocandone la rimozione attraverso il 25° emendamento.

Sventolare la Costituzione per chiedere la destituzione del presidente deve avere innervosito e non poco Trump dal momento che la questione tiene banco ormai in ogni sede e salotto televisivo.

A tal punto da rivelare l’esistenza di un sostegno ormai bipartisan alla possibile iniziativa divenuta più pressante dopo le ultime, preoccupanti, uscite del tycoon (su tutte: “Stanotte cancelleremo un’intera civiltà”).

La replica di Owens agli strali presidenziali che l’hanno bersagliata via Truth non s’è fatta attendere. Via X l’opinionista ha retoricamente chiesto se non sia venuta l’ora di “mettere il nonno nell’ospizio”. La zuffa tra Trump e i volti MAGA insomma proseguirà ancora a lungo.

È tutto contro tutti

Dal canto loro i trumpiani, immolandosi a stregua di scudo umano attorno al loro leader, fanno ricorso all’antico interrogativo “cui prodest”, qui rivisto in chi li paga?.

Il messaggio che si prova a far passare è il seguente: non si tratta di giornalisti, sono influencer e pertanto prezzolati. Qual è la potenza straniera che li finanzia profumatamente per gettare fango su Trump?

Col paradosso che i principali complottisti d’America, noti per le loro tesi deliranti, sono a loro volta finiti in stato d’accusa, in quella che pare l’edizione social del “Terrore” parigino, un girotondo di accuse sempre meno fondate e di post sempre più urlati, in perfetto stile Trump.

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Carlo Terzano
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Carlo Terzano è un giornalista politico ed economico, con la passione per le nuove tecnologie e l'automotive. Già caporedattore di StartupItalia, ha collaborato e collabora oltre che con Mediatrends anche con Start Magazine, Wired, Radio 24, R101, Formiche, Corriere Innovazione e Lettera43.it.