Immagine di copertina: illustrazione di giornale. Fonte: Freepick
“La stampa è morta” sentenziava profetico con fare solenne nel 1984 il dottor Egon Spengler (interpretato dal compianto Harold Ramis) nella brillante commedia per il cinema Ghostbusters.
E a giudicare dagli ultimi dati sulla tiratura della carta stampata, l’Acchiappafantasmi ci aveva visto giusto: in Italia le vendite sono crollate di oltre il 30% in neppure un lustro.
Se la ‘vitalità’ delle testate blasonate è tale che si potrebbe realmente pensare di interpellare chi va a caccia di fantasmi, decisamente più frizzante appare invece – sembra un paradosso – il mercato editoriale.
Due le vicende che hanno tenuto banco, e in alcuni casi col fiato sospeso gli addetti ai lavori, nelle ultime settimane: da un lato la decisione di John Elkann di vendere Gedi (gruppo editoriale da 1.300 dipendenti che ha tra le varie testate Repubblica e La Stampa) all’armatore greco Theodore Kyriakou (decisione che, come si vedrà, è finita anche sulle scrivanie di Palazzo Chigi e su quelle della Commissione Cultura della Camera); dall’altro l’ingresso di Leonardo Maria Del Vecchio nel Giornale (ovvero in Editoria Italia della famiglia Angelucci) e in QN, gruppo de Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino.
Vicende che, essendo strettamente connesse, vanno trattate per forza assieme.

Theodore Kyriakou. Fonte: Professione reporter
Scontro tra rampolli
Prima di rivolgersi a QN, infatti, Lmdv Capital, il family office del quartogenito di Leonardo Del Vecchio Senior, aveva bussato alle porte del rampollo della dinastia Agnelli illustrando il progetto che aveva in serbo per Gedi, ovvero farne il “primo Media-Tech Hub italiano”.
Un piano altamente tecnologico che pare fosse mirato a svecchiare i media tradizionali sfruttando le sinergie offerte dagli strumenti e dalle piattaforme del Web.
Parole solo di contorno per John Elkann la cui attenzione era rimasta fossilizzata su di un numero: 140 milioni di euro. Troppo lontano dall’offerta, che si aggirerebbe sui 230 milioni, pervenuta da lidi ellenici.
E infatti le attenzioni dell’editore italiano restano tutte per Kyriakou: l’esclusività della trattativa col patron del gruppo Ant1 a inizio dicembre è stata prorogata fino alla fine di gennaio.
In quegli stessi giorni, si ricorderà, per protesta non venivano aggiornati i siti di Repubblica e de La Stampa, che parallelamente mancavano all’appuntamento con le edicole nelle loro versioni cartacee.
Ora, con la clessidra della due diligence che vede scendere velocemente gli ultimi granelli, puntuali, aumentano rumors e voci di corridoio.

Leonardo Maria Del Vecchio. Fonte: REUTERS/Remo Casilli
L’interesse della politica
La possibilità che La Stampa e Repubblica possano passare di mano ai greci è diventata presto politica.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria Alberto Barachini sul finire dello scorso anno ha convocato per i vertici di Gedi e i Cdr delle due testate che nel mentre incassavano pure la solidarietà della seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
Puntuale si muoveva pure il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti che sebbene non si sia mai rivelato altrettanto sensibile alle istanze di tutela dei numerosi giornalisti freelance, esprimeva “solidarietà e vicinanza ai lavoratori del Gruppo Gedi, oggetto di una ulteriore umiliante svendita che crea sconcerto e profonda preoccupazione”.

Alberto Barachini
L’italo canadese del mondo del cinema rilancia?
Sul tavolo di Gedi però, secondo quanto riporta Il Fatto, ci sarebbe un’altra offerta per quotidiani, radio e asset digitali di Gedi. Sarebbe firmata dall’imprenditore italo-canadese Andrea Iervolino e ammonterebbe a 240 milioni di euro, dieci in più insomma rispetto a quella privilegiata finora da John Elkann.
Di Iervolino si era già parlato nei giorni passati perché era stato comunicato che il 44enne produttore cinematografico, co-fondatore di Ambi Group, avesse messo sul piatto 22,5 milioni di euro per avere però esclusivamente il quotidiano torinese.
A muoversi formalmente la Taic Funding Llc, società riconducibile allo stesso Iervolino con sede a Los Angeles, che aveva inoltrato a Gedi un’offerta per acquistare La Stampa respinta nel giro di pochi giorni.
“Negli ultimi anni – annota maliziosamente sempre il Fatto – è stato coinvolto in una guerra societaria e legale con l’ex socia Monika Bacardi sul controllo di Sipario Movies, società poi finita in insolvenza con pesanti perdite. Sul fronte pubblico, nel luglio 2025 il Ministero della Cultura gli ha revocato 66 milioni di euro di tax credit, provvedimento contestato dall’imprenditore e dallo stesso commissario nominato dal Tribunale, tuttora oggetto di perizie contrapposte. Sui fondi per il cinema, è in corso anche un’indagine della Procura di Roma”, peraltro ampiamente trattata proprio da La Stampa.
“A pesare nelle valutazioni – continua il giornale diretto da Marco Travaglio – potrebbe essere anche il precedente torinese del polo cinematografico di Mirafiori, progetto affidato alla Tuscany Film Studios riconducibile a Iervolino e interrotto dopo pochi mesi tra contenziosi civili e risoluzioni anticipate dei contratti.
Un’iniziativa nata con grandi ambizioni e visibilità internazionale, ma conclusa prima del previsto, che suggerisce cautela anche nel valutare l’operazione editoriale. Parallelamente al tentativo su La Stampa, Iervolino è impegnato nel lancio di una nuova testata online, La Sintesi, annunciata con Rocco Casalino come direttore. Il debutto, previsto inizialmente per il 15 gennaio, è però già slittato di qualche settimana”.
AAA soci locali cercasi
Il fatto che Iervolino ora torni alla carica con una offerta valida per tutto il pacchetto Gedi potrebbe sparigliare le carte.
Anche perché secondo quanto riferito dal rappresentante del Comitato di Redazione de La Stampa nel corso dell’audizione sulla cessione del gruppo editoriale nelle mani di Exor, cassaforte degli Agnelli, convocata dalla commissione Cultura della Camera “Gedi ci ha confermato che è in corso la ricerca di un soggetto terzo, perché, sin dall’inizio, i greci non ci consideravano nel loro perimetro”.
Sempre dall’audizione emerge che “allo stato attuale” sono due le “offerte che sono state formalizzate: quella da parte del gruppo Sae e del gruppo Nem”.
La prima arriva dunque da Sapere aude editori presieduto da Alberto Leonardis che finora si è mosso su testate connotate da un forte radicamento nel territorio: Tirreno, Gazzetta di Reggio, Gazzetta di Modena, Nuova Ferrara, Nuova Sardegna fino alla più recente Provincia pavese.
Nei giorni scorsi a Open Leonardis ha detto: “So che ci sono altre manifestazioni di interesse, ma non posso certo dire che siamo favoriti. Solo che fino a qualche tempo fa eravamo sicuramente fuori gioco, e invece oggi siamo in gioco. Quest’anno abbiamo fatto dei bei numeri, abbiamo chiuso con 175,5 milioni di euro di fatturato e con un ottimo Ebidta”.
Dovrà vedersela con il polo editoriale Nord Est Multimedia di Enrico Marchi anch’esso focalizzato su quotidiani locali come Il Messaggero Veneto e il Piccolo.
Entrambe le offerte, ha sottolineato il rappresentante del Comitato di Redazione de La Stampa nel corso dell’audizione in Commissione Cultura “prevedono soci locali che però non si sono ancora manifestati, ufficialmente”.
Quanto alle “voci ufficiose”, ha aggiunto: “Sae, in particolare, fa sapere di avere dalla sua parte, le fondazioni bancarie, su una pubblicazione erano usciti dei nomi, ne sono usciti anche altri, dicono di avere con loro la Fondazione CrT e la Fondazione SanPaolo”.
Mentre, il Gruppo Nem “ha detto di prevedere una società insieme a imprenditori locali e investitori istituzionali”, ma “nemmeno un un nome è stato fatto”.

Alberto Leonardis. Fonte: sito Gruppo SAE
Palella ci riprova ancora coi media
E dato che ormai c’è più fila per acquistare i gruppi editoriali che per comprare i quotidiani alle edicole, ecco che ai giri di valzer si sarebbe unito, secondo il Domani, pure l’imprenditore italo-americano Salvatore Palella che nelle ultime settimane avrebbe messo sul tavolo circa 25 milioni di euro per un pacchetto comprendente La Stampa e Huffington Post.
Noto soprattutto per la sua startup di micromobilità elettrica Helbiz, portata avanti tra alterne fortune (entrata e uscita dal Nasdaq alla velocità della luce), Palella accarezza da tempo di diventare editore avendo prima messo insieme Helbiz Live, quindi avendo acquistato nel maggio dello scorso anno il quotidiano catanese La Sicilia, fondato nel 1945 da Domenico Sanfilippo e venduto dalla famiglia Ciancio Sanfilippo.
Alla Holding di Palella, puntualizzava un articolo dell’epoca del Sole 24 Ore, “non va solo l’intero pacchetto della Domenico Sanfilippo editore Spa e la partecipazione azionaria nell’Ansa ma anche la Centrale del Latte di Catania con i suoi 22 mila metri quadrati di archeologia industriale destinata a essere trasformata in campus editoriale e incubatore di start-up”.
Chi volesse saperne di più può comunque consultare il quotidiano siculo, diventato molto attento alle mosse del proprio editore.
Come si muove Del Vecchio in QN
In tutto ciò, scrive Italia Oggi – testata tradizionalmente ben informata sulle vicende editoriali – “Leonardo Maria Del Vecchio accelererà nei prossimi giorni sull’acquisizione della quota di maggioranza delle attività editoriali di Quotidiano Nazionale QN-Resto del Carlino-Giorno-Nazione.
Tuttavia, l’erede Luxottica non perde tempo e si sta già preparando a modellare il nuovo polo editoriale: la selezione dell’a.d. è avviata, si ragiona su come e a chi affidare le due aree strategiche del digitale e della concessionaria pubblicitaria.
L’operazione ha un valore di circa 80-90 milioni di euro e si concretizzerà in una cessione di ramo d’azienda dall’attuale gruppo Monrif, che è impegnato anche nell’ospitalità (per esempio col Royal Hotel Carlton Bologna) e nell’immobiliare”.
Resta Andrea Riffeser Monti (presidente Fieg)
Particolarmente interessante il fatto che “la famiglia dell’editore Andrea Riffeser Monti rimarrà nella compagine guidata al 60% da Leonardo Maria Del Vecchio-Lmdv (con una quota possibile del 30%) e non è escluso che Riffeser assuma la presidenza per oltre un anno dello spin-off con in portafoglio sia i 3 quotidiani sia pure la concessionaria Speed sia ancora il centro stampa”, sempre secondo quanto riporta Italia Oggi.
Giova peraltro qui ricordare che Andrea Riffeser Monti è l’attuale presidente della Fieg, la Federazione italiana editori giornali che negli ultimi tre mesi ha bersagliato ripetutamente l’esecutivo con richieste di aumento di contributi pubblici all’editoria che si sono fatte via via più sguaiate arrivando persino a mercanteggiare in cambio degli aiuti spazi sui quotidiani per interviste ai politici.

Andrea Riffeser Monti. Fonte: sito FIEG
Cronache mediatiche e di spogliatoi
Questo per ciò che concerne i cari, vecchi, quotidiani cartacei che, come hanno dimostrato mosse e mossette fin qui ricordate, a dispetto del tracollo nella tiratura che pur permane in filigrana (o non ci sarebbe tanta preoccupazione quando i possibili acquirenti sono esteri o tanta insoddisfazione relativamente ai contributi pubblici all’editoria) hanno sempre un mercato almeno tra gli editori e continuano a suscitare l’interesse di imprenditori e cordate.
Per quanto riguarda invece i “new media” si segnala a margine l’ultima operazione messa a segno da Be Water, editore noto fin qua soprattutto per avere in portafogli Chora Media e Will, testate online guidate dal Ceo Riccardo Haupt e dal direttore editoriale Mario Calabresi.
Ebbene, Be Water ha acquisito il 100 per cento della start up che manda online Cronache di spogliatoio, testata sportiva seguita soprattutto sui social.
E dato che tutto si tiene, utile ricordare che in passato la media company ritenuta tra le più influenti in ambito calcistico sia stata, almeno in piccola parte (10 per cento, per 500mila euro), anche di Gedi.
Utile ricordare, infine, che la società di criptovalute Tether ha acquisito lo scorso anno oltre il 30 per cento di Be Water. La stessa Tether che ha recentemente provato a prendere il controllo della Juventus, club di proprietà della famiglia Agnelli-Elkann.




