Immagine di copertina: La sede londinese del Financial Times. Fonte: Wikimedia Commons
Si chiama “For The Why” la campagna lanciata dal Financial Times che invita i lettori a riflettere su una domanda troppe volte data per scontata (non solo nel mondo del giornalismo): “Perché?”.
Sviluppata assieme all’agenzia New Commercial Arts, più che una promozione l’intento con il quale nasce questa idea è da parte del Financial Times quello di andare a fondo, cercando di dare un motivo, una spiegazione al senso di certi avvenimenti.
Non è un caso se tra le famose “5 W” del giornalismo ci sia anche l’interrogativo “Why” (appunto, “Perchè”).
Con il nuovo lancio, il Financial Times vuole ricordare che una notizia non è soltanto un contenuto pronto da dare in pasto ma un invito alla riflessione, al ragionamento, alla formulazione di un pensiero più profondo sull’attualità. E a volte anche sul passato.
Lo fa parlando in modo diretto a un pubblico che non solo è sovraccarico di dati ma è anche affamato di contesto.
La promessa del Financial Times
Il cuore narrativo di “For The Why” è ben espresso in un video di presentazione che sta circolando sui social in cui si spiega in brevissimo tempo l’idea e l’impatto che la campagna si prefigge di ottenere, mostrando flussi caotici di informazioni che si ricompongono in analisi chiare, grafici leggibili, domande intelligenti.
È un gesto quasi pedagogico: FT si propone come guida in un mondo dove la complessità non è più un ostacolo, ma un territorio da esplorare.
Insomma, il messaggio è netto e ben chiaro: non basta sapere cosa succede ma capire perché succede.
E questa promessa si riflette nella scelta dei protagonisti: i due volti del giornale Rob Armstrong (protagonista del video) e Madhumita Murgia.
Il primo è un giornalista esperto di analisi dati, chiaramente spesso finanziari, mentre il secondo è l’Artificial Intelligence Editor del giornale.
Due volti che non sono di certo stati scelti a caso ma che incarnano la competenza e la profondità analitica della testata.
Così, in un momento storico in cui la fiducia nei media da parte dei fruitori – social ma anche fuori dai social – è fragile, il Financial Times rivendica il diritto e il dovere di fare domande scomode, di cercare connessioni, di offrire interpretazioni che aiutino i lettori a orientarsi.
La campagna non vuole solo promuovere questi valori fondamentali spesso dimenticati ma anche restituire dignità al lavoro giornalistico e, allo stesso tempo, parlare a contenuti ragionati, contestualizzati, pensati.

La sede londinese del Financial Times: Foto: Wikimedia Commons
FT come Reuters?
Guardando oltre la campagna del Financial Times non possiamo dimenticare gli sforzi che Reuters ha recentemente fatto anche se in una direzione che per certi versi viaggia in parallelo mentre per altri si distingue dalla scelta di FT: il contrasto alle fake news.
Sebbene anche Reuters nella sua campagna “Pure News, Straight from the Source” abbia messo al centro la profondità di analisi, in questa presentazione il cuore del messaggio è l’importanza della verifica dei fatti e della fondatezza di questi.
Così come una casa si costruisce su solide fondamenta, una notizia si basa su solide informazioni.
Se, quindi, il Financial Times punta sulla profondità interpretativa, Reuters sceglie la rigorosità della verità come risposta al caos informativo e ribadisce un concetto chiave: la fiducia non è negoziabile.
Due strategie diverse, ma complementari: una orientata al perché, l’altra al vero. Insieme fanno un passo in avanti per riportare all’attenzione degli utenti uno tra i valori fondanti di questa professione: la credibilità.




