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Per oltre 15 anni in Silicon Valley sono stati costruiti strumenti che hanno cambiato il nostro modo di informarci, relazionarci e persino percepire noi stessi. Oggi, alcuni dei protagonisti di quella rivoluzione si dicono pronti a riparare ai danni causati dai social network che loro stessi hanno creato.
Tra questi ci sono Biz Stone, co‑fondatore di Twitter, ed Evan Sharp, co-founder e responsabile creativo di Pinterest. I due hanno lanciato West Co, una startup nata nel 2023 che vuole differenziarsi dai social.
Si chiama Tangle ed è un’app che, a detta dei due, si presenta come “un nuovo tipo di social network, progettato per una vita consapevole”, come si legge sul Financial Times.

Biz Stone, co fondatore di Twitter. Immagine: Wikimedia Commons
Tangle vs social network
A Tangle si accede solo su invito e al suo interno si possono condividere con un gruppo ristretto di persone i propri obiettivi quotidiani, sostenersi a vicenda e riflettere sui progressi compiuti.
Quando ci si collega per la prima volta all’app, viene posta questa domanda all’utente: “Qual è il tuo obiettivo per oggi?”. Un quesito che, seppur nella sua apparente banalità, ribalta la logica dei social tradizionali: non più contenuti da consumare, ma intenzioni da dichiarare.
L’azienda descrive Tangle come “uno strumento di significato”, capace di aiutare gli utenti a cogliere la trama delle proprie giornate e a riconoscere i “fili più profondi” che danno forma alla loro vita con un linguaggio che richiama il mondo dell’introspezione e della psicologia positiva, quella che alcuni definiscono “mindfullness”.
Per Stone, questa è solo una versione preliminare: l’app è ancora in fase di test e potrebbe cambiare prima del lancio ufficiale. “Creare qualcosa che aiuti le persone a orientarsi nel corso della loro vita è un lavoro arduo”, ha dichiarato al Financial Times, “ma ne vale la pena” ha aggiunto.
Il senso di colpa post‑social
Il progetto nasce da una riflessione più ampia che sta attraversando l’intera Silicon Valley.
Sempre più figure storiche dell’innovazione digitale stanno riconoscendo gli effetti collaterali dei prodotti che hanno contribuito a creare: dipendenza, polarizzazione, sovraccarico informativo, ansia sociale.
Evan Sharp parla del suo progetto come di qualcosa che ha rincorso per otto anni, fino a farlo diventare un’ossessione nel cercare di capire cosa i social media abbiano realmente rivoluzionato — e danneggiato — nella mente umana.
La sua domanda-guida è stata: “Cosa potrei costruire che possa contribuire ad affrontare anche solo in parte la terribile devastazione che abbiamo causato alla mente e al cuore umano negli ultimi 15 anni?”.
E Sharp non rappresenta un caso isolato. Anche Sir Jonathan Ive, storico designer Apple, ha definito il suo nuovo progetto con OpenAI come una risposta alle “conseguenze indesiderate” dello smartphone.
Si tratta di un movimento sotterraneo ma sempre più evidente: i padri fondatori del digitale stanno cercando di riscrivere il rapporto tra tecnologia e benessere.

Evan Sharp, co-fondatore di Pinterest durante il Web Summit 2025 a Lisbona, Portogallo. Foto: Wikimedia Commons. di Shauna Clinton
Una nuova estetica della tecnologia
West Co si inserisce in questo scenario con un team che unisce ingegneri, designer e figure atipiche per una startup tech, come Sue Phillips, oggi “responsabile dell’intelligenza artificiale e tecnologa antica”: definizione che sembra paradossale ma che ben racconta l’intenzione di fondo. Ovvero, riportare nella tecnologia un senso di profondità.
Il finanziamento iniziale, 29 milioni di dollari guidati da Spark Capital, conferma che il mercato è pronto a scommettere su un nuovo paradigma: non più piattaforme che catturano l’attenzione, ma strumenti che la restituiscono.
E Tangle rappresenta una svolta, non solo nello storytelling di uno strumento tech che nasce per riparare agli errori commessi in passato ma anche come concetto di micro-comunità: in questo nuovo mondo si condividono obiettivi e progetti e si entra in contatto proprio grazie a questo tipo di post.
In un momento in cui i social tradizionali stanno attraversando una sorta di crisi identitaria tra saturazione, sfiducia e modelli di business in trasformazione, progetti come Tangle aprono a una domanda cruciale: cosa vogliamo davvero da una piattaforma social?
Quale potrebbe essere il futuro di Tangle è davvero difficile da prevedere ma la sua nascita segna un cambio di tono nella Silicon Valley, un tentativo di immaginare un futuro digitale meno rumoroso e più intenzionale.




